Camarda neo 18enne, a Lecce un anno perso? Prossima stagione fondamentale. La scelta non si può sbagliare
Il 10 marzo, due giorni fa, Francesco Camarda ha compiuto 18 anni. Il classe 2008 è al centro dell'attenzione mediatica e sportiva da così tanto tempo che fa strano pensare che sia diventato maggiorenne solo adesso; la maggiore età comporta anche il fatto che può firmare un contratto quinquennale e non più triennale. Al momento è in scadenza al 30 giugno 2028, contratto rinnovato prima della cessione in prestito al Lecce, ma anche questo è un punto da tenere in considerazione per il suo futuro più prossimo e non solo.
Ma l'aspetto più importante è e deve rimanere quello sportivo. A Lecce ha collezionato finora 634 minuti in Serie A suddivisi in 17 presenze, con una media di circa 37 minuti a partita, con un solo gol segnato, contro il Bologna. C'è da dire che Di Francesco, tranne che per Lecce-Torino del 30 novembre, l'ha sempre chiamato in causa, sia per qualche minuto nella ripresa e sia schierandolo da titolare. Da inizio gennaio l'attaccante di proprietà del Milan è fuori per un problema alla spalla che è stato un po' il pomo della discordia tra le due società: alla fine Camarda si è operato il 28 gennaio, dopo aver constatato che la terapia conservativa promossa dallo staff medico dei salentini non stava funzionando. Non ha interrotto il prestito con il Lecce visto che è previsto un suo ritorno in campo prima della fine della stagione: Di Francesco conta su di lui in modo concreto.
Che esperienza è stata finora quella di Camarda in Serie A? Di sicuro impattante e tosta. A differenza degli ex compagni Bartesaghi e Jimenez, che l'anno scorso hanno giocato molto più spesso con il Milan Futuro, Camarda non ha avuto lo stesso tipo di esperienza con la Serie C dato il suo impiego anche con il Milan Primavera. Di conseguenza il salto nella massima competizione italiana è stato inevitabilmente duro. Un ragazzo abituato ad avere più gol che partite giocate nelle varie categorie e nazionali giovanili ha trovato la dura realtà della Serie A che non perdona nulla, soprattutto a chi ha ancora un fisico in pieno sviluppo. Giocare contro difensori smaliziati e con 20 kg in più ha fatto sì che il classe 2008 patisse il salto di categoria, anche se non troppo. Camarda ha fatto comunque vedere cose interessanti ed una pulizia tecnica che fa ben sperare, fermo restando che al momento la casella dei gol segnati dice soltanto "1". Nel calcio dei grandi è così: va bene il potenziale, ma bisogna anche dimostrare.
A fine anno il ragazzo tornerà a Milano e qui verrà fatto il punto sul suo futuro: sarà importante che trovi tanto tempo di gioco, in modo da sbagliare, provare, segnare e crescere. Un esempio importante può essere quello di Pio Esposito, che prima di tornare all'Inter dimostrando di poterci stare ha fatto due anni allo Spezia, dove è potuto crescere senza particolare pressioni e mettendo in saccoccia tanti minuti giocati su campi tosti e difficili come quelli della Serie B. Non cerchiamo di fare un paragone, Esposito ha tre anni in più di Camarda e sono ovviamente calciatori diversi, ma il giocatore interista ha avuto l'intelligenza e la fortuna di fare il percorso giusto: merito dei dirigenti nerazzurri e anche di chi consiglia il calciatore, bravi nell'avere pazienza senza voler bruciare le tappe. Anche perché se un calciatore è forte prima o poi arriva: voler forzare e accelerare senza motivo spesso porta all'effetto contrario. La speranza è che in estate siano tutti ragionevoli, in primis per il bene di un talento importante come Camarda.