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Calvelli CEO de facto del Milan. Ereditate le deleghe di Furlani: il tetto dei 10 milioni e tutti gli altri punti

di Francesco Finulli

Sono passate più di tre settimane da quando Giorgio Furlani è stato licenziato insieme alle altre figure ritenute responsabili del fallimento sportivo del Milan. Nonostante questo, a oggi, rimane l'amministratore delegato del Milan almeno fino a ottobre. Questo è un procedimento assolutamente normale e previsto, dal momento che cambiare il CEO di un'azienda non è un passaggio che si definisce in pochi secondi. Sostanzialmente, però, Furlani non è più al lavoro a Casa Milan: de facto Massimo Calvelli è il CEO del Milan in questo momento. A lui sono state trasferite le deleghe di Furlani stesso e sta mandando avanti le operazioni di ordinaria e straordinaria amministrazione. Ciò emerge dall'estratto del documento di visura camerale disponibile presso la Camera di Commercio sul ruolo di Calvelli come consigliere del club, aggiornato dopo il CdA milanista dello scorso 29 maggio.

I POTERI DI CALVELLI COME CEO DE FACTO DEL MILAN

Massimo Calvelli, come ricorda il documento che la redazione di MilanNews.it ha potuto consultare, è entrato a far parte del CdA del Milan come consigliere il 5 novembre 2025, dopo che era entrato nell'organigramma di RedBird come consulente specifico del business sportivo (QUI un suo profilo). All'interno del documento emergono nel dettaglio i poteri che gli sono stati conferiti con la delibera del 29 maggio, di fatto i compiti da CEO che aveva Giorgio Furlani prima del suo esonero. Tra questi ve ne sono 21 a firma singola ma soggetti a operazioni con un limite di 10 miliioni di euro. Questo tetto non inficia più di tanto sulle deleghe istituzionali o amministrative - come la corrispondenza, i doveri di rappresentanza, i rapporti con enti e federazioni, il coordinamento interno, gli incarichi di referenza e quelli di comunicazione, oltre che la gestione del personale - ma ha un peso sulle deleghe più strettamente operative. Tra queste vi sono i rapporti con i procuratorila gestione di progetti assegnati all'amministratore delegto, le pratiche del nuovo stadio, acquisti di beni, accordi e contratti di sponsorizzazione, di assicurazione, di pubblicità e soprattutto la gestione della compravendita dei calciatori e dello staff tecnico. In parole povere, questo vuol dire che, da qui fino a che rimarranno in vigore quese deleghe così scritte, per le operazioni di calciomercato da oltre 10 milioni di euro Calvelli dovrà avere l'approvazione della proprietà per farle andare avanti. Vi è poi una lista di 5 punti che potrà approvare a firma congiunta con il CFO/COO Stefano Cocirio tra i 5 e i 20 milioni di euro e che riguardano la gestione bancaria e finanziaria del club.

MILAN: E FURLANI CHE FA?

In tutto questo, come detto inizialmente, Giorgio Furlani rimane de iure il CEO del Milan, nonostante non stia più lavorando in via Aldo Rossi da quando gli è stato comunicato il licenziamento. L'ex amministratore delegato rimarrà in carica sicuramente almeno fino al prossimo ottobre, quando nell'assemblea ordinaria dei soci verrà approvato il bilancio dell'ultima stagione che lui stesso ha curato. Le deleghe rimarrano a Calvelli che da qui all'autunno opererà di fatto come il CEO del Milan, in attesa di capire come vorrà muoversi la proprietà rossonera. La ricerca del personale, nelle ultime settimane, si è concentrata principalmente su allenatore e dirigenti sportivi: è probabile che Cardinale si guardi intorno da qui a ottobre, approfittando del respiro che garantiscono queste deleghe ereditate da Calvelli, per avviare anche un nuovo casting alla ricerca del nuovo amministratore delegato.


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