Come si dice? Non bisogna gettare il bambino con l'acqua sporca. Certo, ma prima o poi quest'acqua sporca va buttata
È il periodo più difficile della stagione del Milan senza ombra di dubbio, ma nonostante questo c'è ancora tanto di positivo da non buttare via con l'acqua sporca. Innanzitutto il Milan è padrone del proprio destino. Non dipende da nessuno, non deve sperare in risultati strani o poco probabili: i rossoneri sono gli unici artefici di quello che succederà. È un lusso, perché nel calcio non succede spesso, che non bisogna trasformare in un qualcosa che si ritorce contro. Sono i calciatori in primis a doversi guardare negli occhi e pretendere da loro stessi l'esito positivo: arrivati a questo punto sarebbe una follia incredibile buttare alle ortiche il lavoro importante fatto nei mesi scorsi. Nel calcio la memoria è cortissima, ma è giusto sottolineare (solo per quest'anno) che l'anno scorso la squadra è arrivata ottava, ha perso la finale di Coppa Italia e ha fatto vedere scene in campo da censura. L'ambiente era spaccato, praticamente distrutto. Nessuno vuole tornare al punto di partenza.
Questo non vuol dire che si debba buttare la polvere sotto il tappeto. Anzi. Ora però contano davvero solo i tre punti, vincere ed arrivare in Champions League. Anche perché i problemi, ben visibili, difficilmente possono avere un correttivo definitivo nel poco tempo che manca al termine del campionato. Proviamo lo stesso ad andare con ordine.
IDENTITÀ
L'ha detto Rabiot al termine di Milan-Udinese. La squadra non ha più quella fame, quella voglia di aiutarsi l'un l'altro. Era un tratto distintivo dei primi mesi della gestione Allegri ed una delle fortune che hanno permesso ai rossoneri di non perdere in Serie A per 25 giornate consecutive, accarezzando addirittura il sogno scudetto nonostante ci siano squadre decisamente più attrezzate. Questo è il punto su cui battere allo sfinimento. Ok il Mondiale e la stanchezza di fine stagione (ma poi quale stanchezza se si è giocato per un anno una volta a settimana?), ma bisogna dare l'anima e anche di più. Non esistono singoli o prime donne, priorità all'AC Milan.
MODULO
Discorso direttamente collegato a quello di poche righe fa. Che sia 3-5-2, si veda la partita con la Lazio, che sia 4-3-3, si veda la partita con l'Udinese, il Milan è attualmente una squadra sfilacciata, che si fa travolgere dagli eventi, che non riesce ad essere compatta e ha un'enorme difficoltà nel finalizzare. Praticamente gira poco e niente a prescindere dallo schieramento. Inutile fossilizzarsi su questo discorso ora: andrà affrontato con calma in estate. Magari con una dirigenza più collaborativa e sul pezzo, visto che il mercato dell'ultima estate è stato un pastrocchio senza pari. Ora la coperta è corta a prescindere da dove ti giri: tiri da un lato e si scopre dall'altro.
SINGOLI
I fischi a Rafa Leao non sono stati un bel sentire. Fermo restando che è giusto che i tifosi esprimano il loro dissenso senza che nessuno possa contestarli, va anche ricordato che il portoghese è comunque il capocannoniere stagionale del Milan nonostante la stagione balorda tra infortuni, ruolo adattato e pubalgia. Non può essere il capro espiatorio. I compagni devono prendersi allo stesso modo delle responsabilità. Rafa dal canto suo deve imparare a vendersi meglio, ma arrivati ai 27 anni è palesemente tardi: questo è e questo rimarrà. Deve essere un punto di forza, non un qualcuno su cui sfogare frustrazione e rabbia. Allegri in un anno non ha ancora capito come sfruttarlo al meglio.
GUIDA
Dicevamo: Allegri non è riuscito ancora a farlo rendere come dovrebbe. Se l'allenatore ha le sue responsabilità bisogna dire che la spina dorsale del Milan che ha vinto lo scudetto, quei giocatori che si pensava potessero diventare guide ed esempi in campo, hanno deluso enormemente. Leao, Tomori, Theo fino all'anno scorso. Tonali quando era ancora al Milan, Bennacer. Nessuno è riuscito a raccogliere, per i motivi più disparati, il testimone dei vari Kjaer, Ibra, Giroud. E nessuno in questa squadra saprà raccogliere il testimone di Modric. È un gruppo di calciatori anche talentuosi, ma incapaci di leggere il momento della partita, della stagione, incapaci di guidare. I "campioni" del Milan devono essere tutti guidati. E da qui nascono i dati impietosi con le assenze di Rabiot prima e di Gabbia poi. Appena mancano i pochissimi che sono capaci di essere punti di riferimento in campo la squadra torna ad essere farfallona e senza la percezione del pericolo. Da questo punto di vista la delusione è enorme. Come si risolve? Andando a pescare sul mercato i profili giusti.
UNITÀ
È svilente come ci siano voci di conflitti interni da almeno 5-6 anni a questa parte. Boban, Massara, Maldini, ora Tare e Allegri. Possibile che il Milan, prima ancora di combattere con l'esterno, debba combattere con se stesso? La situazione è ormai di dominio pubblico e ha stancato tutti. Una società senza una linea di comando snella e flessibile non ha futuro calcistico. Poi si può parlare di Allegri, dei calciatori e di tutto quello che si vuole, ma questo Milan americano non riesce a far sbocciare nell'ambiente quella serenità e quella fiducia necessaria per andare avanti tenendo tutti la barra dritta.
Dicevamo all'inizio: sembra che sia tutto da buttare, non è così. C'è anche tanto di buono, altrimenti non ci si ritroverebbe comunque tra le prime quattro arrivati ad aprile. Come sempre, il bambino non va buttato insieme all'acqua sporca. Però l'acqua sporca va buttata, una volta per tutte.
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