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Attenzione! C'è il rischio concreto che il Milan diventi il Tottenham d'Italia

di Manuel Del Vecchio

Il titolo è una grande provocazione, ma non troppo lontana dalla realtà. Lasciando da parte la storia dei due club, da una parte una delle compagini più vittoriose e storiche d'Europa, dall'altra una squadra che non ha scritto pagine memorabili, l'attualità sovrappone Milan e Tottenham più di quanto ci piacerebbe ammettere. Lo dicono i fatti, lo dicono le prestazioni, lo dice il clima di costante protesta verso la proprietà, lo dicono i pochissimi trofei vinti mentre gli avversari ne fanno incetta, lo dicono le continue umiliazioni subite sul campo. Il Milan, da quando è arrivato RedBird, sta diventando il Tottenham d'Italia, sputando con disprezzo sulla sua gloriosa storia costruita con grande fatica e orgoglio nel corso degli anni.

Vi lasciamo tre dichiarazioni, abbastanza recenti, di tre allenatori molto importanti che hanno allenato recentemente gli Spurs. Parliamo di Conte, Mourinho (loro non hanno bisogno di presentazioni) e Postecoglou, che ha vinto l'unico trofeo del club londinese da 17 anni a questa parte.

Cominciamo con Antonio Conte, che esplose in conferenza stampa dopo aver subito un 3-3 in rimonta: "Io penso che ora sia molto meglio andare dentro il problema, perché il problema è che abbiamo dimostrato di non essere una squadra. Sono abituati qui, non giocano per niente importante. Non vogliono giocare sotto pressione, sotto stress. La storia del Tottenham è questa. 20 anni che c'è questo proprietario e non hanno mai vinto nulla. Perché? Colpa solo del club o degli allenatori? Ho visto gli allenatori che sono stati qui... Finora ho provato a nascondere la situazione, ma adesso basta. Perché non voglio più vedere ciò che è successo oggi, perché è inaccettabile. Anche per rispetto dei tifosi, che ci seguono e pagano un biglietto".

Passiamo poi a José Mourinho, che prima della finale di Europa League tra Roma e Siviglia aveva ammesso, rispondendo ad una domanda specifica in conferenza stampa: “L’unico club della mia carriera per cui non ho più sentimenti profondi è il Tottenham. Probabilmente perché mr Levy non mi ha permesso di giocare una finale e vincere un trofeo. È l’unico club”.

E infine arriviamo ad Ange Postecoglou, esonerato dopo aver vinto l'Europa League contro il Manchester United. Il tecnico naturalizzato australiano qualche settimana fa ha parlato degli Spurs senza filtri: "Il Tottenham come club diceva ‘siamo tra i grandi’, e la realtà è che, secondo la mia esperienza negli ultimi due anni, non lo sono. Quando l’Arsenal ha bisogno di giocatori, spendono 100 milioni di sterline per Declan Rice. Non vedo il Tottenham fare mai una cosa simile. Quando entri al Tottenham, quello che vedi ovunque è “Audere est Facere”, ‘osare è fare’. È ovunque. Eppure le loro azioni sono quasi l’antitesi di questo, giusto? Bisogna dare credito a Daniel Levy (il presidente del Tottenham, ndr) perché quella strada ha portato a un nuovo stadio, a nuove strutture, prendendo una via sicura. Credo che non si rendessero conto che, per vincere realmente, a un certo punto bisogna correre dei rischi. È davvero curioso capire cosa stanno cercando di costruire. Cosa sono? Ovviamente hanno costruito uno stadio incredibile, strutture di allenamento incredibili. Ma quando si guarda alla spesa, in particolare alla struttura salariale, non sono un grande club”.

Perdonate la lunghezza, ma sono dichiarazioni di una forza incredibile. Quando mai nel mondo del calcio, ambiente sempre molto ovattato e mai incline alla polemica "vera", quella che va a toccare verità importanti che tutti sanno e nessuno dice, si sono sentite parole del genere? Tre allenatori di livello e tutti e tre concordi sui tanti problemi del club. Il più importante: non c'è intenzione di vincere. Non c'è neanche intenzione di provare a vincere. Si vivacchia, forti dello stadio e degli immensi introiti della Premier League. Non facciamo fatica a credere, tra il serio e il faceto, che se al quarto piano di Casa Milan leggessero il titolo di questo pezzo esclamerebbero: "Magari, almeno avremmo lo stadio!".

Torniamo a parlarne con ordine. I punti in comune iniziano ad essere preoccupanti. Un club che si dice ambizioso solo a parole ma ogni anno non compete realmente per nulla. Si può mettere la spunta. Ristrettezza nel monte ingaggi rispetto agli avversari. Si può mettere la spunta. Giocatori persi sul mercato per poche centinaia di migliaia di euro (Eze all’Arsenal, Thuram all’Inter). Si può mettere la spunta. Un grande capo accentratore che mette becco in tutte le aree del club. Nel Tottenham fino all'anno scorso c'era il presidente esecutivo Daniel Levy (che ha lasciato il club dopo 24 anni nel ruolo) e nel Milan c'è l'AD Giorgio Furlani. Anche qui si può mettere la spunta. A Londra tifosi e allenatori si sono lamentati senza peli sulla lingua di Levy. In Italia c'è una contestazione mai vista, tra raccolta firme e proteste allo stadio, contro l'AD Furlani, reo di scavalcare il proprio ruolo rendendo di fatto il Milan il suo "parco giochi" personale. Ormai è sdoganato: a gennaio il caso Mateta ha creato tanti imbarazzi quando Tare si è visto scavalcato dall'AD. Un po' come era successo anni fa, c'era ancora Maldini, quando venne contattato l'agente di Dybala.

Approfondiamo meglio tutto quando nel podcast allegato al pezzo, ma l'avvertimento finale lo mettiamo nero su bianco anche qui. Bisogna fare la massima attenzione perché è un attimo scivolare nel baratro e non capire cosa sia successo: il Tottenham è passato dal giocare finali di Champions League ed Europa League a lottare per non retrocedere per due stagioni consecutive. E quest'anno non è detto che ce la faccia a rimanere nella massima serie inglese.

Fate estrema attenzione, non giocate con il fuoco. Con questa mentalità e con questo abituarsi alle continue umiliazioni sportive, quasi anestetizzandosi alla mediocrità, è un attimo finire in situazioni tragiche, sportivamente parlando. C'è un bisogno vitale di ridare dignità sportiva al Milan. Che a differenza del Tottenham, lo dice la storia, ne ha avuta a bizzeffe.

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Ep. 917 - Attenzione. C'è il rischio concreto che il Milan diventi il Tottenham d'Italia
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