Shevchenko sulla rigore della finale di Manchester: "Mi ripetevo di non cambiare idea su come calciarlo. Alla fine è andata bene a noi"
Ospite del format di Amazon Prime Video "FENOMENI" in compagnia dell'ex calciatore Luca Toni, Andriy Shevchenko, storico attaccante del Milan che tra il 1999 e il 2006 ha vinto tutto in rossonero, anche un Pallone d'Oro. Di seguito alcuni estratti delle suo intervento.
Sul rigore in finale di Champions League contro la Juventus
"Ogni passo che facevo Buffon si faceva sempre più grande mentre la porta più piccola. Mentre mi avvicinavo al dischetto mi ripetevo di non cambiare la decisione. Io sapevo come calciarlo, dovevo solo aspettare il movimento del portiere. Ho analizzato alcuni rigori che precedentemente erano stati tirati a Gigi, e vedevo che faceva questi movimenti. Bisognava aspettare quando si lasciava andare".
Sullo sguardo iconico
"Cosa guardavo? Stavo aspettando il fischio dell'arbitro. Ho guardato Gigi, poi l'arbitro. Ha fischiato ma non ho sentito. Stavo guardando a destra e sinistra, tipo a "Vado o non vado?". E questo secondo me mi ha aiutato a prendere un po' di tempo e calmarmi. E poi, bam. Per noi è andato tutto bene, ma io ho molto rispetto per la Juventus, per la squadra, il modo in cui avevano giocato quel giorno e per Gigi, che ha fatto una grandissima carriera".
Sui giorni antecedenti a quella finale
"La partita contro la Juventus avevamo già giocato in campionato, lo sapevamo che erano una squadra forte. Prima della parita c'era un po' di nervosismo: Pippo (Inzaghi, ndr) non riusciva a dormire, Rino (Gattuso, ndr) che faceva un po' di casino. Alla fine si sentiva tanta pressione. La partita non fu spettacolare, anche perché è stata una battaglia".
Cosa ha significato per te quella vittoria?
"Ha cambiato tutto. Entrare nella storia del Milan vincendo la Champions. I tifosi del Milan vogliono il successo, sanno cosa significa vincere. Le aspettative sono alte. Tu puoi essere un grande giocatore, però se non vinci non significa niente".
Hai fatto qualcosa per festeggiare?
"Entrati negli spogliatoi mi sentivo vuoto, ero stanco, avevo dato tutto in campo. Però dopo...siamo tornati tornati in albergo, abbiamo festeggiato, c'era la mia famiglia, il mio papà, la mia mamma".