.

Seedorf, che fiasco. San Siro, che fischi

di Salvatore Trovato

C'è una costante nelle partite casalinghe del Milan. La vittoria? Niente affatto. Il bel gioco? Manco a dirlo. Ebbene, lo sveliamo noi, anche se, a dire il vero, basta poco per accorgersene, magari alzando un po' il volume del televisore: sono i fischi per Clarence Seedorf. Sonore bordate di fischi che piovono scroscianti dalle gradinate del Meazza, per poi tuonare in campo, fragorosi e taglienti. Il trequartista rossonero, purtroppo, ci mette sempre del suo, scatenando l'ira dei tifosi con palloni persi in malo modo e "invenzioni" spesso superficiali. E così, dopo l'ennesima, cervellotica giocata (per esempio, un cross ciabattato con faciloneria), a San Siro va in scena il concertino gentilmente dedicato al numero dieci più discusso della recente storia milanista, uno di quelli che spacca in due le opinioni: da un lato la protesta delle tribune, dall'altro i cori di incoraggiamento della Curva Sud, da una parte quelli che premono per la sua esclusione (cessione nei casi più estremi), dall'altra i fautori dell'indispensabilità dell'olandese. Diverbi "politici", tecnici e tattici a parte, quello che balza agli occhi, comunque, è l'ennesima prova grigia di un Seedorf sempre più distante da quella figura di centrocampista moderno (ovvero forza fisica, dinamicità, smarcamento e inserimenti senza palla) che tanto servirebbe al Milan di Allegri (Boateng, in tal caso, è un esempio "Prince"). Fischi per Clarence, dunque, ingenerosi ma... inevitabili.


Altre notizie
PUBBLICITÀ