Ravelli sconcertata: "Ci troviamo di fronte ad un club che ha azzerato la dirigenza senza aver predisposto i sostituti. Difficile trovare precedenti simili"
Arianna Ravelli, giornalista, si è così espressa su La Gazzetta dello Sport commentando la gestione del Milan da parte di RedBird: "Uno spettro si aggira per l’Europa. Non è il comunismo secondo Marx, è quel poco di Milan che è rimasto che, tra colloqui e incontri via Zoom, si affanna a cercare una nuova identità. Riepiloghiamo. Il Milan ha scelto la strada della discontinuità dopo una stagione conclusa con il fallimento dell’obiettivo minimo, la qualificazione alla Champions. È una scelta legittima. Meno comprensibile è che, a distanza di tre settimane, la rivoluzione sia rimasta incompiuta. Ci troviamo di fronte a un club (che in fondo avrebbe il calcio come suo core business), che ha azzerato la parte più importante della propria struttura, quella sportiva, senza aver predisposto con la stessa rapidità la fase successiva. Difficile trovare precedenti simili".
CARDINALE SA SCEGLIERE?
"Un investitore - precisa Ravelli - può definire la direzione strategica, fissare gli obiettivi e controllare i risultati. Più difficile pensare che possa sostituire le competenze specifiche che servono per costruire una squadra di calcio vincente. Davvero possono individuare i profili giusti assieme ai cacciatori di teste? Ok che vogliono individuare subito un responsabile dell’area tecnica (ma siamo già in ritardo e ora sembra sfumare pure Rangnick) e poi scegliere assieme a lui l’allenatore, ma chi li aiuta a scegliere l’uomo delle future scelte? Cardinale si è rammaricato di aver delegato troppo nei suoi primi quattro anni di Milan, ed è una buona notizia che voglia essere più presente nel nuovo corso. Ma il Milan ha bisogno di competenze. Subito. (Perché al momento c’è solo uno spettro del Milan)".