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Pastore: "Se fischi un fallo su Maignan, una decisione che può avere un senso, non puoi poi cambiarla al VAR se non è un chiaro ed evidente errore"

di Antonello Gioia

Giuseppe Pastore, giornalista, si è così espresso a Radio TuttoNapoli sugli arbitri italiani.

Secondo te in Italia è saltato il concetto di ‘chiaro ed evidente errore’?
“Ormai è caduto qualunque protocollo. Milan-Parma è un esempio perfetto: se fischi un fallo su Maignan, una decisione che può avere un senso, non puoi poi cambiarla al VAR se non è un chiaro ed evidente errore. E invece succede. Nel calcio ideale, il rigore o un gol annullato dovrebbero arrivare solo in casi davvero estremi. Qui invece si entra su episodi grigi e si cambia rotta”.

Il paradosso è che più se ne parla in tv, meno dovrebbe essere ‘chiaro ed evidente’…
“Esatto. Se un episodio genera mezz’ora di discussione in ogni studio, vuol dire che non è chiaro ed evidente. Il problema è che si vuole rendere tutto complicato. E in Champions tanti di questi contatti nemmeno vengono guardati: sembra davvero un altro regolamento”.

Il Napoli ha scelto Manna per commentare. Ti è piaciuta la sua uscita?
“Devo dire la verità: no. Non perché non avesse, tra virgolette, ragione, ma perché è una pratica ormai diffusa mandare un dirigente a parlare e lamentarsi… però Manna non è Marotta, per usare un eufemismo. Mi è sembrato un po’ goffo, un po’ agitato. E questa reazione di nervi non va bene: agitare spettri e sospetti rischia di innervosire anche i giocatori”.

Quindi come se ne esce, se non parlano i club?
“Non lo so. Però dovrebbe parlare chi guida il sistema: il responsabile arbitrale è sparito da mesi, e resta il primo responsabile insieme a Gravina, che come presidente federale ha in mano anche la gestione complessiva. Gli arbitri mi sembrano nervosi, impauriti, quasi terrorizzati: e questo porta ad altri errori, soprattutto nelle partite più delicate”.


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