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Pasotto: "Già solo il fatto che puntualmente si ripresenti la questione Leao, certifica l'esistenza del problema"

di Antonello Gioia

Marco Pasotto, giornalista, si è così espresso su La Gazzetta dello Sport su Rafael Leao: "Già solo il fatto che puntualmente - ogni anno da sette stagioni a questa parte - si ripresenti la questione, certifica l'esistenza del problema. E succede, in queste dimensioni e con questa costanza, soltanto con lui. A meno di tre mesi dal suo ventisettesimo compleanno, ci si ritrova ancora a discutere sulla vita in rossonero di Leao. Sul suo grado di maturità, come fosse un neo maggiorenne. Riflessioni che si portano dietro le solite domande: quando farà il salto di qualità? Quando garantirà continuità? Quando sarà davvero un punto di riferimento? Vale la pena continuare a insistere su di lui o le strade dovrebbero separarsi?

È un elenco di quesiti che proseguono a restare senza risposta. Lungo gli anni ci sono stati tanti momenti in cui l'interruttore è sembrato realmente restare fisso su "on", salvo poi disilludersi puntualmente. L'incompiutezza di Rafa ovviamente porta con sé tutti gli allenatori che ci hanno avuto a che fare. Scorrendoli, e scorrendo le svariate modalità intraprese nella gestione del giocatore, si potrebbe fare un trattato di psicologia applicata. Fino a questo momento il tecnico che gli ha spremuto le cose migliori è stato Pioli. L'allenatore della "porta sempre aperta per Rafa", con Leao che confermava di essere "il giocatore che ha passato più tempo nel suo ufficio" e che "Pioli è come un padre per me, mi ha fatto diventare uomo". Poi sono arrivati Fonseca e Conceiçao, e la situazione è degenerata tra panchine punitive, punture pubbliche e una gestione che non ha giovato al 10 rossonero".


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