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MN - Giudice: "Tutte le scelte degli uomini, della struttura, come il licenziamento di Maldini in prima persona, le ha fatte Cardinale"

di Antonello Gioia

Alessandro Giudice, manager, consulente aziendale e opinionista per il Corriere dello Sport, ha rilasciato una intervista esclusiva a MilanNews.it soffermandosi sui temi societari che, ormai da settimane, coinvolgono a pieno il Milan. Si riporta di seguito un estratto delle sue dichiarazioni.

Cardinale ha intenzione di prendere un po' più in mano rispetto al recente passato?

"Credo che ce l'abbia sempre avuto, ha sempre avuto peso personale nelle scelte. Forse la comunicazione un po' rada che gli è stata consigliata ha dato l'impressione che fosse distante, ma in realtà in tutte le scelte degli uomini, della struttura, come il licenziamento di Maldini fatto da lui in prima persona, le ha fatte lui. Non è stato un proprietario assente. Elliott delegava molto di più di Cardinale. Non può essere coinvolto nella quotidianità, ma nelle scelte c'è sempre stato. Ibrahimovic, per esempio, lo ha scelto lui e lo ha inserito lui nella struttura rossonera. Non c'è una scelta di direzione che non sia stata presa da Cardinale".

LE PAROLE DI CARDINALE

Cosa ha imparato in questi quattro anni? Ha commesso degli errori? 

“Sì, certo che ho commesso errori. Molti. Questa è probabilmente la cosa più difficile che abbia mai fatto. Ma sono un combattente e non mi fermerò finché non vincerò. Una delle lezioni più grandi è stata capire quanto il contesto sia diverso. Se non lo vivi, da americano non capisci il ruolo che il calcio e il Milan hanno nella comunità. Però vorrei che ci si concentrasse di più sui temi cruciali: l’importanza delle infrastrutture sportive; come modernizzare il calcio italiano; perché l’Italia ha mancato un altro Mondiale, il terzo di fila. Invece si fa polemica. Vede, non si tratta solo di Serie A. Si tratta di non presentarsi alle finali di Champions e perdere 5-0; si tratta di giocare in modo competitivo in Europa. Si tratta del divario di 4 a 1 nei diritti tv tra la Premier League e tutti gli altri. Il gap del calcio italiano è aumentato. Solo che, per come va il mondo oggi, non lo risolverete senza soldi. E io ho esperienza in materia di soldi, ma ho anche trascorso 30 anni nello sport. Non voglio trasferire in modo diretto come facciamo le cose in America. Sono pienamente consapevole del fatto che in Italia le cose sono diverse e che devo adattarmi a questo, e ho bisogno di circondarmi di grandi italiani che mi aiutino in questo; fa parte del percorso di apprendimento”. 


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