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Il Milan non avrà, almeno per un bel po’, il fiato addosso dell’Uefa in caso di sforamenti finanziari nei controlli intermedi

di Antonello Gioia

Marco Iaria, giornalista, si è così espresso su La Gazzetta dello Sport sull'uscita dal settlement agreement della Uefa da parte del Milan: "Inter e Milan hanno fatto i compiti a casa con diligenza e disciplina. E la “maestra” Uefa li ha promossi. La Roma, invece, ha lasciato qualche pagina vuota ed ha ricevuto una leggera bacchettata. Potremmo sintetizzare così il responso della Prima sezione dell’Organo di controllo finanziario dei club che ha completato il controllo delle società soggette al settlement agreement, tra cui le tre italiane. È bene chiarire subito una cosa, nel caso delle milanesi, per evitare voli di fantasia da parte dei tifosi: l’uscita dal settlement agreement non è un “libera tutti” perché Inter e Milan, così come tutti gli altri club partecipanti alle competizioni europee, dovranno continuare a rispettare i parametri Uefa improntati a una sana gestione economica.

Da oggi le milanesi rientrano nel controllo canonico da parte dell’Uefa, al pari degli altri club. Nella sostanza nulla cambia: Inter e Milan dovranno continuare a rispettare la “football earnings rule”, quindi riportare nel triennio una perdita massima di 60 milioni, oltre a presentare un costo della squadra (stipendi, ammortamenti, agenti) non superiore al 70% dei ricavi al lordo del player trading: è il parametro dello “squad cost ratio”. Paletti a cui le milanesi erano già soggette. La differenza sta nel fatto che da oggi Inter e Milan non avranno, almeno per un bel po’, il fiato addosso dell’Uefa: in caso di sforamenti nei controlli intermedi, non scatteranno in automatico multe o limitazioni alla rosa. Ma RedBird e Oaktree, oltre ad avere un imprinting teso alla sostenibilità gestionale, sanno che non si potrà largheggiare nella spesa, perché prima o poi i conti devono tornare".


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