Maldini: "Non farò l'allenatore. Voglio portare la mia conoscenza nel calcio dome dirigente"
Fonte: di Enrico Curro per Repubblica.it
Passato ma anche futuro. Paolo Maldini ha parlato a Repubblica.it delle sue esperienze e di ciò che potrebbe fare tra qualche anno. Esclusa la carriera da allenatore l'ex capitano rossonero vorrebbe intraprendere una carriera da dirigente
Lei, invece, è certamente un simbolo del Milan. E' soltanto perché Berlusconi non l'ha più chiamata che lei non è ancora entrato nel club?
"No. E' perché il Milan, giustamente, fa le sue politiche: le decidono il presidente e la dirigenza ed è normale che sia così".
Però sono già passati tre anni e mezzo dal suo ritiro: in questo modo non rischia ormai un futuro lontano dal calcio?
"Sì, ma la cosa non mi spaventa. Ho fatto così tanto, nel calcio, che nulla mi toglierà mai quello che c'è stato per 31 anni, da quando cominciai nel settore giovanile del Milan. Il "rischio" di restare fuori dal mondo del calcio, oggettivamente, esiste. Io ho avuto un passato e un legame così forte col Milan che è difficile immaginarmi dentro un'altra realtà, anche europea: le possibilità si assottigliano".
Elenchiamole.
"Con una premessa indispensabile, però. Io non mi sto offrendo al Milan. Io faccio l'imprenditore nel settore immobiliare, ho iniziato quando ancora giocavo e ho ormai un'attività avviata, fuori dal calcio. Se però parliamo di calcio e di quale ruolo potrei avere nel calcio, io rispondo alle domande".
Allenatore?
"Mai preso in considerazione, perché ho visto mio padre e la vita da nomade che faceva. Non fa per me. E poi, se uno fa l'allenatore, deve aprire a tutte le possibilità, come ha fatto legittimamente Leonardo: non può pensare di allenare solo il Milan. Perciò, visto che io non penso di potere lavorare in un altro club italiano, le possibilità che io alleni sono pari allo zero. E in un altro paese poco di più".
Rimane l'incarico dirigenziale.
"Non mi piace la politica, quindi dovrebbe essere qualcosa di legato al calcio in senso stretto".
Cioè?
"Io posso portare la mia conoscenza calcistica: la valutazione dei calciatori e un'esperienza che ho acquisito nella mia lunga carriera. Io credo di avere vissuto tutta l'evoluzione del calcio moderno, quindi sì, potrei fare il dirigente. Nel calcio non è che abbondi la gente competente al 100%. C'è chi si è inventato il lavoro, ma non sempre trovi chi sa di tattica, di calciatori, di psicologia calcistica. Gli anni da capitano del Milan, dal '97 in poi, mi sono serviti tanto. L'ho fatto anche in Nazionale, dal '94 al 2002, ma è stato diverso: in Nazionale gestisci l'evento, nel club la quotidianità. E impari tantissimo".