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Loftus-Cheek e i problemi fisici che ne hanno frenato l’ascesa rossonera

di Redazione .

Quando il Milan decise di investire su Ruben Loftus-Cheek, l’idea era chiara: aggiungere al centrocampo un giocatore fisicamente dominante, capace di rompere le linee palla al piede e di dare presenza negli ultimi trenta metri. Un profilo prettamente british, a livello calcistico, nel senso migliore del termine: ritmo, gamba, intensità, ma anche quella qualità tecnica che, quando ha spazio, lo rende un centrocampista totale. L’acquisto, annunciato nell’estate 2023 con un contratto fino al 2027, sembrava il classico innesto destinato a diventare un pilastro imprescindibile per il futuro della squadra.

E in effetti, a tratti, Loftus-Cheek lo è stato davvero. Il problema è che la sua storia in rossonero ha preso presto una direzione amara: quella di un giocatore che, ogni volta che sembra pronto a prendersi il centrocampo del Milan, viene frenato da uno stop. A volte muscolare, a volte di pura sfortuna, come l’ultimo episodio contro il Parma. Il risultato è una carriera milanista vissuta a strappi: picchi altissimi e interruzioni improvvise, con un filo conduttore che torna sempre uguale, il suo momento migliore coincide spesso con il momento in cui poi arriva un problema.

Una risorsa per il Milan
Nel primo periodo a Milano Loftus-Cheek dà subito la sensazione di poter cambiare il peso specifico della mediana. Pioli lo immagina mezzala di strappo, capace di accompagnare l’azione e di farsi trovare in area. E, in una fase della sua prima stagione, il centrocampista inglese diventa addirittura una soluzione offensiva: un giocatore che attacca lo spazio come una seconda punta e che trova continuità in zona gol. Non è un dettaglio: per un centrocampista, trovare quel tipo di produzione significa alzare il livello della squadra e diventare un’arma tattica.
Proprio quando sembra aver trovato un’identità perfetta dentro il sistema rossonero, non solo fisico e transizioni, ma anche inserimenti e finalizzazione, iniziano a riaffacciarsi i problemi fisici. E qui sta la prima beffa: Loftus-Cheek non è uno di quei giocatori che quando stanno bene non riescono a incidere: se è in condizione, il suo impatto è evidente. Solo che la condizione, troppo spesso, non dura abbastanza.

Troppi stop, continue ricadute
Nelle stagioni successive il Milan si ritrova a gestire un atleta che deve continuamente ricostruire ritmo e brillantezza. A un certo punto arriva una lesione al bicipite femorale destro, un tipo di infortunio che non è mai banale per chi fa della potenza e delle accelerazioni una firma. Anche perché un guaio del genere non toglie soltanto partite: toglie esplosività, cioè proprio ciò che rende Loftus-Cheek diverso da altri colleghi.

Il copione diventa ripetitivo e logorante: rientro, qualche prestazione in crescita, poi un nuovo stop o una gestione prudente. Nel mezzo, c’è anche un altro episodio che racconta quanto la sfortuna abbia avuto un ruolo reale, non solo legato alla fragilità muscolare: l’appendicite acuta, con ricovero e intervento chirurgico. Un evento fuori dal calcio, imprevedibile, che gli toglie tempo e continuità proprio quando il Milan avrebbe bisogno di lui. Il club conferma l’operazione, descrivendola come un’appendicite acuta e comunicando la buona riuscita dell’intervento.
In altre parole, anche quando il percorso di recupero sembra finalmente lineare, la sorte trova un modo diverso per interromperlo.

L’ultimo, grave infortunio
Poi arriva l’episodio più emblematico della sua sfortuna in rossonero, perché non è il classico stiramento “da carico” o la ricaduta che fa discutere di preparazione atletica. È un trauma durissimo, un incidente: contro il Parma, in uno scontro di gioco con il portiere Edoardo Corvi, Loftus-Cheek rimedia una frattura del processo alveolare della mascella. Esce in barella, va in ospedale e viene operato. Il Milan comunica la riuscita dell’intervento e un recupero stimato in circa otto settimane: un’assenza pesante in un momento chiave della stagione.

Questo infortunio ha un valore simbolico enorme perché racconta, in un’unica scena, tutto ciò che Loftus-Cheek ha vissuto a Milano: quando è dentro il progetto e pronto a incidere, qualcosa lo ferma. E non parliamo di un fastidio gestibile, ma di un trauma serio, con chirurgia e tempi di rientro inevitabilmente delicati.

Il Milan nell’ambito delle scommesse sportive in questo campionato
Attualmente la squadra allenata da Massimiliano Allegri si trova a -10 dalla capolista Inter, con la sconfitta contro il Parma determinante nel mettere la parola “fine” (in maniera quasi definitiva) alla corsa Scudetto. Al Milan ora non resta che guardarsi indietro, perché in caso di altri risultati poco convincenti i rossoneri potrebbero venire risucchiati dalla bagarre per un posto in zona Champions League.
Proprio l’appassionante corsa all’Europa sta attirando l’attenzione di tifosi e curiosi, che per seguire l’andamento delle partite e del campionato spesso si affidano a utilissimi strumenti come i comparatori di quote. Osservando quote e pronostici della settimana su betscanner.it, per esempio, si può notare come persista un certo equilibrio in vista della corsa di tutte le squadre coinvolte. Una corsa che, però, il Milan dovrà affrontare senza un elemento fondamentale come l’ex Chelsea.

Qual è la vera anima di Loftus-Cheek?
Il Milan, in questi anni, ha intravisto più volte la versione migliore di Loftus-Cheek: quella del centrocampista che spacca le partite con progressioni e inserimenti, che alza il livello fisico e tecnico della squadra, che crea superiorità senza bisogno di schemi complessi. Il punto è che quella versione appare e scompare. E questo produce un doppio danno: alla squadra, che perde un’arma specifica; e al giocatore, che vede rallentare la possibilità di stabilizzarsi come leader.

La sensazione, guardando la sua parabola milanista, è che Loftus-Cheek sia rimasto intrappolato in un limbo: troppo forte per essere considerato un comprimario, troppo “intermittente” per essere un titolare indiscutibile per mesi di fila. E quando la continuità sembra finalmente a portata di mano, arriva il prossimo stop.

Il suo futuro al Milan, inevitabilmente, dipenderà da una cosa molto più semplice di qualsiasi discorso tattico: riuscire a mettere insieme una stagione con poche interruzioni, in modo che il suo corpo accompagni ciò che il suo talento ha già dimostrato. Perché il paradosso, fin qui, è tutto qui: Loftus-Cheek non ha mai davvero fallito in rossonero. È stato, troppo spesso, fermato. E quasi sempre sul più bello.
 


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