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L'arrivo di Silvio Berlusconi al Milan. Il ricordo di Baresi: "Ci disse di saremmo diventati la squadra più fotte al mondo. Un anno dopo avevamo già lo scudetto sul petto"

di Enrico Ferrazzi

Lunga intervista a Il Giornale di Franco Baresi, ex capitano rossonero e attuale vice-presidente onorario del Milan, nel giorno in cui ricade il 40° anniversario dell'acquisto del club milanista da parte di Silvio Berlusconi (20 febbraio 1986). Ecco il suo ricordo: "A Milanello eravamo tutti ansiosi e curiosi di seguire le indiscrezioni per capire come sarebbe finita la trattativa. Silvio Berlusconi godeva già di una brillante fama di imprenditore di successo e, senza ancora conoscerlo personalmente, facevamo un tifo disperato per lui. Eravamo in fondo a un tunnel, ecco come stavamo. E ricordo un particolare significativo. A quel tempo, quando la squadra era in viaggio per le trasferte del campionato, i cancelli di Milanello venivano aperti per ospitare feste di matrimonio o di prima comunione, così da raccattare qualche lira in più. La prima visita di Silvio Berlusconi a Milanello? Arrivò in elicottero in un mattino molto freddo, c'era la neve nei vialetti di Milanello. Lui si presentò in modo molto semplice e diretto. Utilizzò poche parole, puntò piuttosto a organizzare il lavoro servito per trasformare in pochi mesi la società in un club moderno. A noi calciatori portò in dono un calice d'argento Cartier.

Quando ho capito che sarebbe cambiata la vita mia e del Milan? Qualche mese dopo quando ci riunì, prima dell'avvento di Arrigo Sacchi scelto come allenatore, al castello di Pomerio. Nell'occasione ci diede la famosa mission: diventare la squadra più forte al mondo. Sulle prime quel traguardo così impegnativo venne salutato da un diffuso scetticismo anche perché la precedente stagione non si era conclusa con un risultato esaltante. Un anno dopo avevamo già lo scudetto sul petto. Non ho dovuto aspettare molto tempo per capire che sarei riuscito a trasformare in successi reali tutti i miei sogni. La giornata simbolo? Partirei dalla prima coppa dei Campioni alzata nel cielo di Barcellona, nel maggio '89, davanti a circa 80 mila milanisti, per passare nel giro di qualche mese al viaggio esotico in Giappone per la finale della coppa Intercontinentale. A Tokyo, dicembre del 1989, salimmo sul tetto del mondo e riuscimmo a dare un senso concreto al famoso discorso di Pomerio".


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