.

Kaladze: "Nel 2008 c’era una guerra tremenda in Georgia. Io andai da Berlusconi e lui chiamò Putin davanti a me: poco tempo dopo fu firmata la pace"

di Antonello Gioia

Kakhaber Kaladze, ex calciatore del Milan, si è così espresso a La Gazzetta dello Sport sui suoi ricordi in rossonero.

 C’è un nuovo Kaladze in questo Milan?

"Scelgo Pavlovic, perché è mancino e gioca con il fisico come me. È ancora giovane e deve maturare in alcuni aspetti, ma è sulla buona strada". 

A proposito di grandi difensori, che effetto le fece 25 anni fa trovare nello spogliatoio Paolo Maldini?

"Dico solo che avevo il suo poster in camera da ragazzino. Quando Shevchenko, che era con me alla Dinamo Kiev, firmò per il Milan, cominciai a tempestarlo di domande su Paolo. Ma sai, finché sei all’esterno non ti rendi conto davvero. Quando arrivai a Milano e lo conobbi, capii il perché era così grande: era una persona umile, eccezionale, prima ancora che un calciatore fenomenale. Mi ha insegnato tanto".

Visto che è entrato in politica, qualcosa avrà imparato pure da Berlusconi... 

"Certamente. Le racconto un aneddoto: nel 2008 c’era la guerra in Georgia, una situazione tremenda. Io andai da Berlusconi, sapendo la buona relazione che aveva con Putin, chiedendogli se poteva fare qualcosa. Lui lo chiamò davanti a me e poco tempo dopo fu firmata la pace. Silvio per me non è stato solo un grande presidente, imprenditore e politico. Prima di tutto per me è stato un grande uomo".

È vero che col suo amico Shevchenko avete discusso per la guerra in Ucraina?

"Ne abbiamo parlato più volte. Noi in Georgia abbiamo vissuto qualcosa di simile: la guerra è qualcosa di terribile. Ma la domanda di fondo per me è una: dove ci sta portando tutto questo? Non riesco a trovare una risposta".


Altre notizie
PUBBLICITÀ