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Garlando: "La cerimonia d'apertura dei Giochi, l'ultimo ballo nella leggendaria storia di San Siro"

di Enrico Ferrazzi

Luigi Garlando, sulle colonne della Gazzetta dello Sport, ha parlato così della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 che andrà in scena stasera a San Siro: "Ho un secolo di vita e i giorni contati, ma lo dico senza amarezza. Non avrei potuto augurarmi un’esistenza più splendida. Quel giorno del 1926, in cui mi inaugurarono con un derby, era presente un principe, stasera che ospito l’apertura dei Giochi, il mio ultimo ballo, ho il mondo in casa: 92 nazioni, una cinquantina di Capi di Stato. Cosa c’entro con la neve? Sono una montagna, i tifosi scalano i miei tornanti per arrivare in cima. Nils Liedholm, illustre inquilino, che faceva ululare i tifosi ad ogni rarissimo errore, era un ottimo sciatore di fondo e hockeista. Il brasiliano Jair, che sul mio prato vinse la Coppa Campioni, ha scoperto la neve qui e l’ha assaggiata per l’emozione. Ho ospitato Pelé e Maradona: conoscete migliori esperti di porte e slalom?

Ho visto con i miei occhi quel ragazzino di Bologna che, sulla Montagnetta di San Siro, si mangiò i grandi nel Parallelo di Natale. Quasi 40 anni dopo, Alberto Tomba accenderà il braciere. Mi batterà il cuore… Così come quando entreranno Beppe Bergomi e Franco Baresi, due dei miei figli prediletti, perché mi hanno tenuto compagnia a lungo. L’Olimpiade ha 5 cerchi, io 3 anelli, ma i valori sono gli stessi: giocare in pace. Ho accolto due Papi. A Milano Cortina auguro ciò che cantò Bob Marley nella mia pancia, nel 1980: "Riuniamoci e sentiamoci bene". One love. Poi potrò farmi demolire sereno, come successo nell’85 al Palasport, mio vicino di casa, schiacciato dalla neve, appunto. Il campo del Cortina Calcio è stato trasformato in un parcheggio. Al contrario, io rinascerò da un parcheggio. Con lo spirito di sempre. Olimpico". 


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