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Fullkrug: "Indossare la maglia del Milan e chiamare San Siro "casa" è speciale"

di Manuel Del Vecchio

Questo pomeriggio Niclas Fullkrug ha fatto visita al Flagship Store AC Milan di via Dante a Milano, dove ha firmato magliette e incontrato i tanti tifosi corsi ad accoglierlo. Il tedesco poi ha risposto ad alcune domande in un Q&A esclusivo con Socios.

Il tuo motore va ancora a giri alti dopo quel gol contro il Lecce?

“È stata una bella giornata, piena di energia. Un bel momento, di unione, è stato bello che tutti hanno esultato con me. Assist incredibile di Ale (Saelemaekers, ndr), abbiamo esultato insieme, con i tifosi, a San Siro… Che momento è stato”.

Sul calore dei tifosi:

“C’è una grande cultura legata al Milan, non solo in curva sud, i fan rossoneri sono ovunque. Quando arriviamo in hotel, in città… Si vede che questo club ha una storia così grande ed una fanbase del genere”.

La tua esperienza migliore in carriera?

“Ce ne sono un paio davvero grandi. Non solo i “big match”, ma essere promosso in Bundesliga con il Werder Brema è stato un grande momento. Anche quando sono stato capocannoniere in Bundes… Quando ho giocato la mia prima partita ai Mondiali con la Germania… E anche, devo dirlo, l’ultima partita a San Siro con il gol, le emozioni… È difficile da descrivere, così tanta adrenalina, così tante emozioni… Un feeling davvero positivo grazie all’enorme energia che c’era nello stadio”.

Cos’è la cosa che ti ha impressionato di più del mondo Milan da quando sei arrivato?

“Devo dire l’atmosfera di San Siro. Ci ho giocato con il Dormtund due anni fa ed era già stata una notte speciale. Ma ora indossare la maglia del Milan e chiamare San Siro “casa”… È speciale. I tifosi ci caricano, il coro della Curva Sud prima della partita è speciale, lo adoro. Aggiungo anche che è stato facile entrare nel gruppo, tutti ti trattano come se facessi parte della famiglia. È un club veramente accogliente”.

Sul fantacalcio:

“Non mettetemi troppa pressione (ride, ndr). Dobbiamo vincere le partite e cercherò di aiutare la squadra… A volte con i gol, a volte difendendo. L’importante è aiutare la squadra, per i gol vedremo. Non mi piace molto parlare del fantacalcio (ride, ndr)”.

La tua parola preferita in italiano? Niente parolacce, mi raccomando…

“Ad oggi capisco quasi tutto ma parlarlo è diverso. Parola preferita… “Incredibile”. Ho mia moglie che è spagnola, quindi…”.

Com’è giocare contro le difese italiane?

“È pazzesco, la differenza tra campionati è parecchia. Non pensavo ma c’è una grande differenza anche con la Premier League. Anche lì c’è fisicità, direi che c’è intensità. Qui in Italia invece è più una questione di “volume”. In Italia tutte le squadre sanno difendere, c’è un motivo se il catenaccio è arrivato dall’Italia. È importante, nelle partite in cui siamo favoriti, che siamo noi a segnare il primo gol, così l’avversario deve aprirsi di più. Sanno come difendere ed è difficile fare gol. La differenza è che qui in Italia le squadre difendono tutti insieme: si difendono con 10 uomini, nessuno sta lì davanti ad aspettare”.


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