Filippo Galli racconta: “Berlusconi faceva le cose in grande, voleva essere primo in tutto”
Filippo Galli, ex difensore rossonero ed ex responsabile del settore giovanile proprio del Milan, è stato protagonista di una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Quanto segue è il contenuto delle sue risposte:
Siete arrivati con gli elicotteri e poi siete saliti nei cieli più alti del calcio. No, Filippo Galli?
"Sì, momenti incredibili. Gli elicotteri all’Arena, un bel rischio".
Molte critiche e ironie. Tacconi, portiere della Juve, disse: "Gli elicotteri vi serviranno per scappare…".
"Andò in modo diverso...".
Ricordi di quel giorno?
"Una mattinata incredibile, fantastica. Siamo partiti dall’aeroporto dei vip di Linate la mattina, verso le 10. Pioveva molto, ma c’era tanta, tantissima gente. E facevano cori e slogan. Presentava Cesare Cadeo, c’era molta allegria e fermento. Qualcuno di noi era spaventato, confusione eccessiva. Era previsto anche uno spettacolo, ma è stato annullato per il maltempo. Berlusconi voleva stupire".
E ha stupito. Che cosa vi ha detto?
"Lasciate perdere le battute e gli sfottò. Voi siete il Milan e guardate solo al Milan. Questa squadra, disse, è condannata a vincere".
Poi siete andati ad Arcore, in elicottero. È vero che la squadra per quel breve volo era stata assicurata per 50 miliardi di lire?
"Così dicevano, il presidente faceva le cose in grande. Anche i discorsi. Ad Arcore ci disse: “Il nostro gruppo è primo in ogni sua attività, ci troveremmo molto male, nel calcio, a essere secondi".
Il nuovo Milan era nato nello splendore e nell’ambizione. Ma il primo anno, stagione 1986-87, non è andata bene…
"Un po’ di rodaggio. C’erano giocatori nuovi, idee nuove, qualcuno era un po’ frastornato".
E polemiche, come quella della crostata. Cos’era successo?
"Il pres amava i dettagli. Anche l’alimentazione. A Barcellona, al trofeo Gamper, credo, polemizzò con l’allenatore e il medico per il dolce. Lo proibì. Ma quel giorno scoprimmo Gullit".
Giocava nel Psv Eindhoven, con il numero cinque, davanti alla difesa. È vero che vi incantò?
"Grandissimo Ruud. Berlusconi disse a tutti: “Ragazzi, ho visto uno da Milan”. L’anno dopo lo prese".
Assieme a Van Basten…
"Sì. Di Marco, se non ricordo male, si parlava già da tempo. La sera della cena ad Arcore, prima di andare in ritiro a Vipiteno, lo davano per fatto. È arrivato nella stagione successiva a parametro zero".
Berlusconi in quei giorni polemizzò anche con Rummenigge. Perché?
"Se non ricordo male, Kalle aveva detto che per vincere non bastava comprare molti campioni. Il presidente, lo raccontò alla cena nella sua villa, rispose: “Gli ho detto: caro Rummenigge aspetta e vedrai”".
Quell’anno si è visto il Napoli primo con Maradona. Poi Juve, Inter, Verona e Milan. Quinto. Poco, no?
"Beh, non molto. Abbiamo fatto lo spareggio a Torino contro la Sampdoria per andare in Uefa. Liedholm era stato esonerato, in panchina c’era Capello. Ha segnato Massaro ai supplementari. Poi l’anno dopo abbiamo vinto lo scudetto".
Con Arrigo Sacchi. Una sorpresa?
"Sì. Una scelta clamorosamente felice. Lo ha preso dalla Serie B. Una grande scommessa. Il presidente diceva spesso: “Io e Arrigo condividiamo l’idea di vincere e divertire insieme”".
Berlusconi vi divertiva anche in ritiro?
"Lui amava il Milan e i suoi giocatori. Ci voleva bene, ci proteggeva. Con lui, io, gli altri, tutti penso, siamo stati bene. Scherzava, era molto generoso. E abbiamo vinto. Tanto, tantissimo. Lui le chiamava mission. In realtà voleva un Milan sempre lassù. Primo, in Italia, in Europa e nel mondo. E ci è, ci siamo riusciti. Berlusconi lo disse il primo giorno, a Milanello, poi all’Arena, nella cena di Arcore e nella convention al Castello di Pomerio: questo Milan può durare molto. È durato, no?".