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F. Galli si chiede: "Quanto l’allenatore può indurre la squadra ad avere un atteggiamento propositivo piuttosto che attendista e pragmatico?"

di Antonello Gioia

Nel corso del suo editoriale su MilanNews.it, Filippo Galli, ex calciatore, si è così espresso sul gioco del Milan: "Alcuni quesiti sorgono spontanei. Il primo è il seguente: è la qualità del singolo giocatore a determinare l’atteggiamento della squadra, o è l’atteggiamento in campo della squadra che mette nelle condizioni il giocatore di mostrare tutte le sue qualità? Un’ipotesi non esclude l’altra o, meglio, l’una alimenta l’altra senza soluzione di continuità e non necessariamente nell’ordine indicato. Sono fermamente convinto, però, che la matrice iniziale,provenga dalla scelta dell’idea e dallo stile di gioco che si vuole perseguire.

Il secondo quesito è il seguente: quanto l’allenatore può indurre la propria squadra ad assumere in campo un atteggiamento propositivo piuttosto che attendista e pragmatico? La mia risposta è… molto! Detto questo, è chiaro che sia necessario essere capaci di rinunciare alla propositività, di limitarsi a contenere e sfruttare le opportunità; ad esempio quando l’avversario dimostra palesemente di essere più forte o manifesta, in una determinatagara, di saper tenere meglio il campo e di riuscire a prevalere nel controllo della partita: ma questo dovrebbe essere una sorta di piano B, di second best, cioè di migliore opzione esclusa la prima. Ciò che non mi piace, al contrario, è vedere un atteggiamento speculativo, utilitaristico, a prescindere, un atteggiamento volto a subire la proposta dell’avversario indipendentemente dal valore del contendente di turno. Insomma, mi piacerebbe vedere un Milan con una mentalità dominante, il tratto distintivo di un top club come il nostro: una mentalità che sembra esser sparita, non permettendo alla squadra di mostrare la miglior rappresentazione di sé".


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