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Di Stefano: "Milan, al di la dei soldi spesi serve chiarezza dei ruoli all’interno della società"

di Manuel Del Vecchio

In occasione della presentazione del nuovo libro di Carlo Pellegatti “50 partite, infinite emozioni. Il Milan”, l'inviato di Sky Sport Peppe Di Stefano, in una chiacchierata proprio con Pellegatti, parla dell'attualità del Milan, tra macro e micro problemi. Queste le sue considerazioni:

“Io spero che da Casa Milan possano trarre spunto da vittorie come quella dell’Inter per fare un nuovo percorso perché ci siamo resi conto, raccontandolo, che la strada intrapresa negli ultimi tre anni e mezzo non è quella giusta”.

Quale mossa deve aspettarsi il tifoso del Milan per capire che qualcosa sta cambiando?

“Io ho le mie idee e sono abbastanza lucido da dividere le due problematiche. Io ho definito micro problema il problema campo attuale, che c’è ed esiste, tutti hanno dei demeriti: dai giocatori, passando per l’allenatore. C’è qualcosa che non va se per due terzi di stagione sei primo o secondo, e poi ti ritrovi a fare sette punti in sette partite. E questo è un problema da risolvere, il Milan deve tornare in Champions League. Poi c’è un macro problema a mio modo di vedere: il Milan deve riorganizzare meglio il Milan. Deve ritrovare DNA, deve ritrovare punti di riferimento, deve ritrovare credibilità e soprattutto mettere al centro delle proprie idee, delle proprie riunioni, della propria metodologia una cosa: la vittoria. Non l’equilibrio finanziario.

Capisco, ma se hai in mano il Milan hai una responsabilità nei confronti della gente. E non parliamo di un Milan che non spende, ma di un Milan che ha speso male. Aggiungo: al di la dei soldi spesi serve chiarezza dei ruoli all’interno della società. Non ho mai condiviso, non è la prima volta che lo dico, la perdita di punti di riferimento come Paolo Maldini e Ricky Massara. Non mi è piaciuto negli anni l’accanimento che c’è stato nei confronti di persone, personaggi e allenatori come Pioli, Conceiçao, Fonseca, o di simboli come lo erano Calabria o Theo Hernandez. Non va trovato il capro espiatorio per spostare l’attenzione, va trovata la soluzione per riportare il Milan ad essere il Milan. Riavere quel DNA e quei punti di riferimento che oggi mancano. E l’Inter c’è una cosa che ha fatto di buoni in questi anni: non cede mai alla lusinga degli altri club per i propri campioni. Quello crea struttura, mentalità e fidelizzazione della gente: la gente dell’Inter oggi si fida della dirigenza dell’Inter”.


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