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Dario Simic: “Ancelotti era un genio, Inzaghi era un mio grande amico”

di Andrea La Manna

In una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, l'ex rossonero Dario Simic ha parlato del suo arrivo in Italia, della sua carriera e della sua vita dopo il ritiro. Queste le sue parole:

Partiamo dall'acqua, dalla famiglia o dal calcio?
"Dal calcio. Dico una cosa che sanno in pochi: prima di giocare per Inter e Milan, sono stato vicino alla Juventus. Nel 1996 sono stato in ufficio con la Triade. Io, Moggi, Giraudo e Bettega. Stavo per firmare".

E poi?
"E poi la mia famiglia ha deciso che era meglio non andare: avevo vent'anni, era ancora tempo della guerra. Sono venuto in Italia dopo il Mondiale '98. La Croazia prima di quel Mondiale era conosciuta solo dal 3% della popolazione mondiale. Un mese dopo, la percentuale era salita al 30%. Il quarto di finale contro la Germania resta indimenticabile. Alla fine, piangevamo tutti".

A quel punto, Inter.
"Sì, nel gennaio 1999. Per me era un sogno, mi sedevo vicino a Ronaldo, Seedorf, Zanetti. Non ero mai stato a San Siro e la prima volta, contro il Venezia, mi sono detto "dai, vado a scaldarmi in campo così mi abituo". Macché, ci si scaldava al coperto, così sono uscito un minuto prima dell'inizio e lo stadio era incredibile. La prima volta che vedevo San Siro era per giocarci dentro: una follia".

Com'è andata?
"Maniero ha attaccato una palla in profondità dopo 20 minuti e io ero in ritardo. Ha calciato al volo, gol. Mi sono detto 'se funziona così, che appena dai un centimetro all'attaccante, quello segna, posso andare a casa'...".

Ma poi, Seedorf, Ronaldo e Zanetti com'erano?
"Divertenti. Ballavano".

Ballavano?
"Sì, a quei tempi si usava, si metteva la musica al ristorante e alle feste in casa. I sudamericani mi accolsero come uno di loro, Cordoba era un grande amico e Zanetti mi invitò a Capodanno".

E al Milan, con chi c'era grande amicizia?
"Ero molto amico di Pippo Inzaghi. Quando si usciva con lui, ogni dieci minuti c'era una ragazza che lo avvicinava: Pippo per le ragazze era il numero uno. Il gruppo era ottimo. A me dicevano che dormivo sempre perché ero un po' tra le nuvole, nel mio mondo. Se qualcuno veniva con i jeans fuori moda, li vedeva sparire. Ricordo anche alcune mutande giudicate non all'altezza e appese in spogliatoio". 

Allora, classifica: i più e i meno eleganti della squadra.
"I migliori Kaladze, Borriello, Pirlo. I peggiori i brasiliani... ma non facciamo nomi".

Tra i ricordi di Milan, scegliamone uno del 2003 e uno del 2007, gli anni Champions. Nel 2003 come si creò la magia?
"Con il genio di Ancelotti, che spostò Pirlo davanti alla difesa. Era un visionario, un padre, una persona squisita". 

Allora il ricordo del 2007 lo scegliamo noi. Titolo della Gazzetta: "Simic non ci sta e avvisa: "A gennaio cambierò aria"". Ancelotti era stato meno squisito?
"Semplicemente giocavo poco. Io nascevo difensore a tre o centrale, da terzino non potevo esprimere le mie qualità. Il 4-3-2-1 per i terzini è difficilissimo, non hanno nessuno davanti".

Tre anni dopo, il ritiro e l'inizio di una vita movimentata. Giusto?
"Sì, sono stato tante cose in questi 16 anni. Nel 2016-17, consulente del Palermo, in pratica direttore sportivo ma con Zamparini era dura. Mi diceva 'vai dall'allenatore e digli di cambiare quel giocatore' ma io non ero d'accordo, non si fa così. E poi non si può cambiare allenatore ogni tre partite...".

E ora?
"Non lavoro più come osservatore del Milan e nemmeno per la Dinamo Zagabria. La mia famiglia ha il 70% dei boccioni d'acqua della Croazia, si usano per gli uffici e nelle case. Io e mio fratello poi abbiamo 22 bar".

Ecco, la famiglia. Lei, Jelena e quattro figli maschi, di cui tre calciatori: Roko, Viktor, Nikolas e David. Chi è il più forte?
"Roko a 18 anni giocava in Champions e ora è al Karlsruhe. Viktor è in Slovacchia, Nikolas alla Dinamo Zagabria, lui ha un grande talento ma anche problemi a un ginocchio. Nulla è scritto nella vita di un calciatore".

In che cosa somigliano a papà?
"Li abbiamo cresciuti allo stesso modo ma sono tutti diversi. Nikolas pensa troppo, come me. Roko è tranquillo come ero io. Viktor mi somiglia meno ma ha tanta voglia di fare". 

Parliamo di David?
"Certo. Quando è nato, ci hanno detto che c'era la possibilità avesse la sindrome di Down. È stato scioccante. Il giorno successivo, ce l'hanno confermato. Dieci anni dopo, David è molto indipendente, va a scuola con un assistente, fa i compiti".

Che cosa gli piace?
"La Coca Cola, la mamma la proibisce ma lui si nasconde e la beve. Poi la pizza. Con me fa anche un po' di sport. Abbiamo tutti imparato moltissimo da lui, senza David non saprei immaginare la vita. Ho imparato che, se lui ama, non fa calcoli su quanti cromosomi abbia l'altra persona. Noi invece calcoliamo sempre tutto".


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