Caldara e la rottura del tendine d'Achille: "Ho capito l'importanza dell'infortunio quando ho visto gli occhi di Maldini"
“È stato difficile soprattutto il salto quando sono andato al Milan, lì soprattutto a livello mediatico è stata ancora peggio. Era tutto enfatizzato”. Mattia Caldara, nel podcasta Contropiede - La vita oltre il gioco, racconta delle difficoltà avute nel suo passaggio al Milan, tra pressioni e infortuni. L'ex difensore ha poi raccontato di quando in allenamento a Milanello si ruppe il tendine d'Achille.
CALDARA: LA ROTTURA DEL TENDINE D'ACHILLE E LO SGUARDO DI MALDINI
“Ho ancora l’immagine di me seduto sul lettino, che mi hanno portato in braccio dentro perché mi ero rotto il tendine d’Achille… Ho in mente la figura di me disteso e Paolo (Maldini, ndr) che mi guarda. Lì ho capito l’importanza dell’infortunio quando ho visto i suoi occhi. Lui ovviamente aveva già capito tutto. Io ancora no, perché comunque era un dolore nuovo, un dolore che non avevo mai sentito così forte. Ero arrivato al Milan con magari molte aspettative. Dentro di me ero pronto per dimostrare che comunque potevo giocare anche in un’altra squadra oltre l’Atalanta. Giocare al Milan è sempre giocare al Milan, uno dei club più titolati in Italia e nel mondo. Non essere riuscito a dimostrarlo è sempre stato uno dei miei più grandi rimpianti”.