C&F - NBA Europe, Milano al centro: RedBird, Oaktree, Olimpia e i nuovi equilibri del basket europeo
In un lungo pezzo di approfondimento, C&F spiega come mai Oaktree, RedBird e l’Olimpia Milano vogliono entrare nella nascente NBA Europe. Questi i punti salienti:
La NBA Europe, ormai vicina alla fase delle offerte non vincolanti, si muove ancora tra contorni da definire e linee guida già molto chiare: costruire un sistema di basket europeo più vicino a un’industria globale che a una tradizione sportiva. Franchigie, diritti media di alto livello e impianti moderni sono i pilastri. E in questo contesto Milano è al centro, con Oaktree, RedBird e Olimpia pronti a valutare le proprie mosse.
La scadenza del 31 marzo rappresenta il primo vero snodo. Entro quella data dovranno arrivare le manifestazioni di interesse per entrare nel progetto. I dettagli operativi restano in evoluzione, ma il messaggio della NBA è chiaro: non si tratta di replicare il modello americano in Europa, bensì di costruire qualcosa di nuovo, con ingressi che potrebbero arrivare fino a un miliardo di euro e una prospettiva di investimento di lungo periodo. Non a caso Adam Silver ha parlato apertamente di operazione “generazionale”. L’obiettivo, oltre allo sviluppo del basket europeo, è anche economico: creare nuove fonti di ricavo da redistribuire tra le franchigie NBA, in un momento in cui la crescita interna negli Stati Uniti impone nuove strategie.
In questo scenario, i motivi che spingono i diversi attori a interessarsi al progetto sono diversi ma si incrociano. RedBird vede una naturale estensione del proprio modello, basato su sport, media e intrattenimento, con un occhio particolare al tema delle infrastrutture: il progetto dell’arena di San Donato rappresenta un asset perfettamente coerente con la visione NBA.
Oaktree, invece, ragiona soprattutto in termini finanziari. I legami con advisor coinvolti nell’operazione e l’interesse confermato anche da Giuseppe Marotta testimoniano come il dossier sia concreto anche in casa Inter. Tuttavia, si è ancora in una fase interlocutoria: non è definito se l’ingresso possa avvenire attraverso uno o più soggetti, né con quale ruolo per l’Olimpia.
Ed è proprio il club milanese uno degli elementi chiave del puzzle. Da un lato c’è il legame con l’Eurolega, dall’altro la necessità, condivisa a livello continentale, di trovare un modello più sostenibile. I ricavi attuali non bastano e realtà come l’Olimpia restano fortemente dipendenti da investimenti privati, come quelli di Armani. In questo senso, NBA Europe rappresenta un’opportunità, anche per portare in dote competenze sportive e una base di tifosi già consolidata.
I dubbi, però, non mancano. Il primo riguarda l’investimento iniziale, molto elevato, che rende difficile un ingresso in solitaria per un club. Il secondo è legato ai ritorni: la sostenibilità economica dell’operazione dipenderà in larga parte dai diritti media e dalla capacità di attrarre partner globali. Non a caso sono già stati avviati contatti con piattaforme come Amazon e YouTube.
C’è poi un tema più ampio, quasi politico: la nuova lega si integrerà con l’Eurolega o finirà per creare una competizione alternativa? Il rischio di una frammentazione ulteriore è concreto. Infine, restano le questioni legate agli impianti e all’identità. Milano ha già una squadra e una base solida, ma dovrà capire se adattarsi al nuovo modello o se lasciare spazio a una franchigia costruita da zero. Un passaggio non banale, perché il radicamento sul territorio e il peso del tifo restano fattori decisivi.