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Braida: “Il Milan era nel mio destino. Il più grande? Van Basten”

di Andrea La Manna

Con una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, in occasione dell'anniversario dei 40 anni dell'acquisizione del Milan da parte di Silvio Berlusconi, Ariedo Braida ha raccontato diversi aneddoti e momenti della sua lunga carriera in rossonero. Di seguito alcuni estratti dell'intervista:

I fuoriclasse che ha condotto a Milanello non si contano. Il più grande, secondo lei?
"In quegli anni, quando abbiamo iniziato, Maradona dominava le scene. Ma noi abbiamo potuto esibire campioni che hanno fatto la storia. Come si fa a scegliere fra Baresi, Maldini, Gullit, Kakà, Shevchenko? Farei un torto a qualcuno. Forse per come è finita prematuramente la sua carriera, direi Marco Van Basten, il simbolo dell’estetica, dell’eleganza"

Si è mai chiesto come sarebbe stata la sua vita senza il Milan?
"Lo avevo nel destino. Non tutti sanno che già nel 1962 a Sesto San Giovanni feci un provino per il club, ma per una serie di ragioni anche logistiche firmai per l’Udinese. E poi Nereo Rocco mi portò in tournée con il Milan negli Stati Uniti. Sono orgoglioso di essere un milanista"


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