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Beppe Riso racconta: “Tonali via per giocare in Premier League. Delle scommesse nessun sentore”

di Andrea La Manna

Giuseppe Riso, procuratore che nel 2012 fondò la GR Sports Agency, un’agenzia che nel 2025 ha raggiunto un fatturato di quasi 19 milioni di euro e un utile di 6,5 milioni, ha rilasciato una lunga intervista a Calcio e Finanza. Queste le sue parole:

Allora partiamo dall’inizio: sei venuto in Lombardia con la famiglia quando eri ragazzo e nei primi anni del nuovo secolo eri nello staff di Giannino, noto ristorante milanese, e al tempo base, non solo culinaria, di Adriano Galliani, allora amministratore delegato del Milan e vero dominus del calcio italiano.

"Sì, in quel momento Giannino era probabilmente la base del mercato e di tanti presidenti. Era il 2006 e da lì tutto è iniziato. C’erano Galliani, i dirigenti e i calciatori più importanti provenienti da tutto il mondo. La maggior parte degli affari passava da lì. Si facevano nottate intere parlando e trattando di calcio e ho avuto la fortuna, servendo ai tavoli, di ascoltare e imparare"

Come inizia il legame con Galliani? 

"Lui mi ha notato e mi ha dato la possibilità di passare del tempo con lui sbrigando delle commissioni e quello mi permetteva di stargli vicino"

Galliani, un maestro di prim’ordine.

"Certo. Altrimenti per arrivare a sedersi a tavoli come quelli dove c’era lui ci sarebbero voluti anni. Per lui ho sbrigato mille faccende, anche il custode della Champions del Milan, quella vinta ad Atene nel 2007"

Cioè?

"Ora ti spiego. Con lui andavamo in varie location in giro per l’Italia, e io ero l’addetto alla custodia della Champions: la poggiavamo nel ristorante di turno e controllavo che al trofeo non succedesse nulla. Al di là dell’aneddoto, la verità è che io cercavo di seguire Galliani il più possibile per imparare. Lui tutte le mattine, verso le nove, quando era in vacanza a Forte Dei Marmi leggeva i giornali e beveva il caffè in piazzetta. Il mio obiettivo era quello di anticiparlo per farmi trovare già lì. A quel punto iniziavano la giornata e le telefonate. Provavo a capire come lui gestisse i problemi e alcune dinamiche le capivo a distanza di giorni. È stata una vera e propria Università e lo è tutt’ora, perché io appena ho un problema lo cerco. Ogni volta che fai un pranzo o una cena con lui ne esci che sei un’altra persona perché ti dà dei consigli mirati»"

Quando ti ha fatto capire che saresti potuto diventare un uomo d’affari nel calcio?

"Ho capito che si fidava di me quando mi permetteva di stare con lui e con la sua famiglia. Per esempio, quando vedevo che lui voleva arrivare a un determinato calciatore, allora io mi spostavo, chiamavo, mi nascondevo e cercavo di capire se e in quale modo potessi essere utile in quell’operazione"

Qual è cosa più difficile nel gestire un ragazzo, che magari arriva nella grande città e si trova su un palcoscenico importante?

"Le famiglie, perché non sempre sono costruttive. Spesso creano grandi attese e pressioni e queste a volte influenzano il calciatore. Poi oggi, con i social i ragazzi sono inevitabilmente più esposti a insulti, critiche o esaltazioni che possono far perdere loro l’equilibrio. A tutto questo si aggiunge poi una problematica contingente del calcio italiano di oggi…"

Ovvero?

"In Italia oggi esiste un problema di mancanza di talento e questo fa sì che basti poco per esaltare un calciatore in situazioni in cui probabilmente ci vorrebbe ancora un po’ di tempo. Io dico sempre una cosa: in tutti i percorsi, in tutti i mestieri, alla fine ci sono alti e bassi. È nei momenti difficili che riconosci il livello di una persona"

Puoi fare qualche esempio?

"Sandro Tonali. Lui è un campione soprattutto a livello umano, che poi diventa campione sul campo. Questa è anche l’importanza di crescerli da giovani. Il mio obiettivo è quello di far capire come reagire davanti a certe difficoltà"

A proposito della cessione di Tonali al Newcastle del luglio 2023, quel trasferimento fu nell’occhio del ciclone perché era stato tra i protagonisti dello scudetto Milan nel 2022 divenendo un simbolo del milanismo. Come è stata strutturata l’operazione? Perché da un lato ha consentito al club rossonero di ottenere una grossa plusvalenza (oltre 48 milioni) e di chiudere il bilancio 2024 in utile, dall’altro è stata molto criticato dai tifosi.

"L’operazione è nata perché una società come il Newcastle (di proprietà di PIF, fondo sovrano dell’Arabia Saudita, ndr) con una disponibilità economica infinita aveva deciso di investire su Sandro. Abbiamo considerato l’idea di far fare al calciatore un campionato di livello superiore"

Non avete mai avuto sentore del problema scommesse che lo ha portato alla squalifica?

"No, quello assolutamente no, anche perché altrimenti saremmo intervenuti. Devo dire che poi il trasferimento si è rivelato anche una scelta vincente da questo punto di vista. Perché sia il Newcastle che i suoi tifosi si sono comportati con Sandro in maniera incredibile sostenendolo sempre. In Italia ha ricevuto un trattamento diverso. Non dai tifosi del Milan che lo hanno sempre protetto"


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