.

Beccantini sul CorSport: "La "scoperta" dei simulatori"

di Lorenzo De Angelis

Nel corso del consueto appuntamento con la sua rubrica per Il Corriere dello Sport "Playback", Roberto Beccantini ha parlato ovviamente di Serie A soffermandosi in modo particolare su una categoria di cui si sta parlando con una certa insistenza nelle ultime settimane, quella dei simulatori: 

"Sì, però. Siamo un Paese che, quando gli conviene, sfoggia una memoria da Nobel. Sì, però: appunto. Se mai un ragazzo del Tremila decidesse di tornare, un giorno, sul caso Bastoni-Kalulu del 14 febbraio 2026 dovrebbe regolarsi più o meno così. 

Premessa generale: senti chi parla. Che coraggio (i napoletani agli interisti) paragonarlo alla mano de Dios di Diego Armando. E confondere la cronaca di una turpe sceneggiata con la storicità di un gesto vindice. Se mai (i napoletani al resto della Nazione) era il gol «fantasma» di Sulley Muntari che i Reverendi di Appiano avrebbero dovuto riesumare per raccontare il marcio del sistema. Da che pulpito (gli juventini ai napoletani), da che cattedra: proprio voi, quelli della monetina di Alemao e di Luciano Moggi pre-Triade, il Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Bei tempi. Bei titoli. E bei gemiti, tra le lenzuola di certi hotel. Ma fateci il piacere. Zitti voi (i napoletani ai milanisti) con ‘sta storia di Verona e dei tre espulsi di Rosario Lo Bello: già dimenticata la palla non «rimborsata» all’Atalanta, il rigore trasformato da Franco Baresi, Diavolo avanti in coppa e Dea fuori? Il 24 gennaio 1990, non nel Medio Evo. E i lampioni di Marsiglia?

Ho trovato ripugnanti le minacce rivolte a Federico La Penna, l’arbitro di San Siro, congiunti inclusi. E disgustosi, all’epoca, gli insulti a Daniele Orsato dopo il mancato (secondo) giallo a Miralem Pjanic in Inter-Juventus 2-3 del 28 aprile 2018. Sbagliò. Lo confessò. E alla moglie che denunciava le ingiurie dei social consigliarono, «con tutto il rispetto», di osservare lo sfacelo del modello Italia «per colpa di tanti come suo marito». Allegria. 
Naturalmente, guai a fare di ogni tuffo un fascio. Juan Cuadrado rimarrà per sempre il Dibiasi gobbo anche se ha girato un sacco di piscine. I fiorentini rinfacciano a Dries Mertens un carpiato che YouTube, ancora oggi, si coccola goloso. Da Posillipo si risponde con il Chiarugismo che in riva all’Arno crebbe e prosperò. Alé. 

Le spanciate di Pavel Nedved sono tradotte in base a vocabolari che di rado coincidono: dipende dagli autori. Per Giorgio Chiellini, «questo non è calcio»; per Serse Cosmi, «io sì che ho vissuto quello che non era calcio». Se Napule insorge per il kamasutra tra Isak Hien e Rasmus Højlund, costato il raddoppio (e persino coltellate in famiglia, purtroppo), Bergamo si avventa sulla ammuina di Antonio Vergara a Marassi, miccia del penalty che stecchì il Genoa. Dal braccio di Adriano allo svenimento di Dida non c’è armadio che non celi il suo bravo esercito di scheletri. E pazienza se, parafrasando «La fattoria degli animali» di George Orwell, alcuni sono più uguali (e più numerosi) degli altri. 

Occhio a non scivolare nel conformismo dell’anticonformismo. Esecrare Alessandro Bastoni? Censurare i voli di Milos Krasic? Non è cool. Non è chic. Ti imprigiona nel coro quando, viceversa, la missione del giornalista sarebbe uscirne. Fra un secolo, rovistando in archivio, l’aspirante cronista esaminerà i faldoni e, ripresosi dallo stordimento, darà del «pirla» a me vecchio trombone e, scuotendo il capino, sorriderà dei «simulatori» che, sotto pseudonimo, fustigavano la «scoperta» dei simulatori". 


Altre notizie
PUBBLICITÀ