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Arbitri, Rocchi indagato con l’ipotesi di "concorso in frode sportiva". Al vaglio anche gomitata di Bastoni in Inter-Verona

di Manuel Del Vecchio
Fonte: AGI

Stando a quanto riportato dall'agenzia AGI, il designatore arbitrale di Serie A e B, Gianluca Rocchi, risulta indagato dalla Procura di Milano con l’ipotesi di "concorso in frode sportiva". Nella serata di ieri gli sarebbe stato notificato un avviso di garanzia, nell’ambito di un’indagine che prende in esame il campionato 2024-2025 e che, coordinata dal pubblico ministero Maurizio Ascione, punta a fare luce su possibili irregolarità sistemiche.

Si tratta di un filone investigativo ampio e articolato, avviato già dalla scorsa estate, che non si limita al solo comparto arbitrale ma si estende all’intero ecosistema calcistico: dagli ufficiali di gara alla FIGC, passando per i club fino alla giustizia sportiva. L’ipotesi di reato è la stessa che, ormai vent’anni fa, fu al centro dello scandalo di Calciopoli, vicenda che portò tra le altre conseguenze alla retrocessione della Juventus in Serie B.

Il caso Udinese-Parma e il video del VAR

Tra gli elementi chiave dell’inchiesta ci sarebbe anche un video, già acquisito agli atti, relativo alla gara Udinese-Parma 2025. Siamo nella sala VAR di Lissone: i direttori di gara analizzano un episodio dubbio legato a un possibile tocco di mano. Nel dialogo emerge inizialmente una valutazione orientata a non concedere il rigore. L’arbitro VAR Daniele Paterna sottolinea infatti come il braccio sembri aderente al corpo. Tuttavia, pochi istanti dopo, cambia direzione: si volta, pone una domanda (“È rigore?”) e poco dopo invita il direttore di gara in campo, Fabio Maresca, a procedere con una “on field review”. La decisione finale porterà poi all’assegnazione del penalty.

Il punto cruciale riguarda proprio quel cambio di orientamento. Secondo un esposto presentato da Domenico Rocca, successivamente archiviato dalla giustizia sportiva, Rocchi avrebbe attirato l’attenzione degli ufficiali VAR bussando sul vetro della sala operativa, inducendoli a rivedere la decisione. Paterna, ascoltato inizialmente come testimone, è stato poi indagato per falsa testimonianza: la sua deposizione è stata interrotta dal magistrato, che avrebbe ritenuto non veritiera la ricostruzione fornita alla luce delle immagini.

Le regole del VAR e le tensioni interne

Il regolamento stabilisce chiaramente che la sala VAR debba essere isolata: nessuno può accedere o interferire con le decisioni degli arbitri. Tuttavia, la presenza di una vetrata consente visibilità dall’esterno, elemento che ha alimentato dubbi e polemiche. Dopo le segnalazioni, l’allora presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi, intervenne introducendo nuove disposizioni: obbligo di relazione dettagliata per chiunque acceda al centro VAR di Lissone e maggiori controlli, anche tramite ispettori federali. Da quel momento, secondo quanto ricostruito, i rapporti tra Rocchi, i vertici arbitrali e federali si sarebbero progressivamente deteriorati, fino ad alimentare ipotesi di riorganizzazione della CAN di Serie A.

Un secondo episodio: Inter-Verona e la gomitata di Bastoni

Un altro episodio finito nel mirino degli inquirenti riguarda Inter-Verona del 2024. In quella circostanza, un contatto tra Alessandro Bastoni e il veronese Ondrej Duda non portò a revisione al VAR, nonostante le proteste. Nel dialogo tra l’arbitro Michael Fabbri e il VAR Luigi Nasca, emerge una gestione concitata dell’episodio, con la scelta finale di convalidare il gol decisivo. Secondo l’ipotesi accusatoria, ci sarebbe stata un’omissione nell’attivare la revisione in campo per un presunto fallo intenzionale, avvenuto lontano dall’azione ma immediatamente precedente alla rete. L’indagato, si legge su AGI, “in concorso con altri” avrebbe omesso di chiamare ‘On field review' al momento del fallo intenzionale di Bastoni commesso in una zona del campo distante dal gioco avrebbe a cui seguiva immediatamente la rete della squadra di casa, decisiva del risultato finale”


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