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Addio campioni, il grande Milan non c'è più?

di Antonio Vitiello
Fonte: articolo di Onofrio di Lernia per qsvs.it

Addio sogni di gloria. Il futuro del Milan adesso è un punto interrogativo che avrà anche 150 milioni di buoni motivi di consolazione da mettere a bilancio, che però non possono lenire la delusione e l'amarezza dei tifosi per una decadenza che la prepotenza dei petrodollari arabo-parigini non fa che rendere bruciante e solo più attuale.
E' vero, anzi, verissimo, l'impotenza rossonera di fronte al saccheggio dei suoi gioielli è solo lo specchio di un declino più ampio, quello del nostro calcio, che si consuma ormai da anni nell'indifferenza generale, degli addetti ai lavori come della politica.
Ma al tifoso si sa, la visione d'insieme spesso sfugge, non per cattiva fede, ma proprio per la passione di chi spera che, nel grigiore generalizzato di un Paese in crisi, magari un guizzo di Ibra o un salvataggio di Thiago potevano valere comunque una vittoria o un trofeo di cui gioire.
Mai come oggi, invece, la sensazione è che siano scappati dal recinto gli ultimi due purosangue, e che l'avvenire sarà fatto di tempi bigi, con attori non di primissmo piano.
Non tanto in Europa, dove in fondo il Milan non è più protagonista da anni, ma ora anche in Italia, per il timore di non riuscire a competere con la Juve, di non entrare in Champions, con relativo danno economico a cascata, tra sponsor e campioni in fuga da una squadra senza possibilità di ambizione. Insomma, si salvi chi può.
Uno scenario forse troppo fosco e catastrofico, dettato dalla reazione d'istinto, certo, che però riflette lo sconforto di una tifoseria storicamente legata ai colori rossoneri fin in serie B, ma in drastica e continua disaffezione da qualche stagione.
Una tendenza negativa iniziata nell'estate 2009 con la cessione di Kakà al Real Madrid per sacrifici di bilancio: a ben guardare, il segnale originale di un impero che stava iniziando a scricchiolare e che oggi con la vendita di Thiago Silva e Ibrahimovic, sembra destinato a partecipare e non più a vincere.


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