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Robinho e Constant: si riapre il mercato? Diego Lopez per i pali, ma De Jong piace allo United

di Giulia Polloli

D’altronde viviamo in un paese dove al capitano che abbandona la nave vengono offerte cattedre universitarie per insegnare la gestione del panico. D’altronde viviamo in un paese dove il potente di turno può permettersi di insultare beatamente le persone meno fortunate e aspirare al ricco scranno del potere del calcio. In questo paese c’è sempre una scusa per tutto, una giustificazione per chiunque. E dunque non mi stupisco nel vedere il relitto della squadra più titolata (una volta) al mondo andare ad infrangersi senza più timone, contro gli scogli della realtà. Abbiamo sperato fino ad ora che qualche cosa potesse davvero cambiare, che il Milan potesse riprendersi lo scettro di squadra temibile anche solo nel nostro campionato. In molti abbiamo sperato nell’arrivo di qualche giocatore che potesse tamponare le lacune prodotte negli ultimi anni di cessioni eccellenti. Ad oggi, e spero sinceramente di essere costretta a chiedere scusa pubblicamente, la squadra vista nelle prime uscite stagionali mi lascia di sasso.

L’abbiamo già discusso: il ritardo di preparazione rispetto alle avversarie non può essere una scusante valida completamente. Perché perdere, ci sta, ma almeno vedere una parvenza di organizzazione in campo, uno spirito battagliero, una squadra. Ecco, quello che ai miei occhi sembra mancare è proprio quest’ultimo aspetto, che però va scontrarsi con le parole che, a turno, vengono proferite dai giocatori rossoneri nel corso delle interviste. Mi passano davanti agli occhi le immagini del Milan di Evani, di Ancelotti, di Baresi. Quella squadra è quella che ricordo in modo più nitido, così come ricordo Virdis che, a detta di molti non era certo dotato di talento sopraffino ma…. che spettacolo vederlo giocare. E arrivo anche al Milan di Maldini, Gattuso, Seedorf, Inzaghi, giusto per mescolare talento puro, grinta e voglia di dimostrare che con il lavoro si possono ottenere molti risultati. Per questo sono assolutamente convinta che in cuor suo Inzaghi possa sperare di inculcare nei suoi uomini la mentalità dei vincenti: bisogna vedere se chi c’è ai suoi ordini è in grado di recepire, di fare un passo indietro, di scendere dal carro dorato dei fenomeni per camminare a piedi nudi sulla terra ruvida e mettersi a disposizione della squadra senza atteggiamenti lesivi, da primadonna, da viziati del calcio. In fondo siamo responsabili anche noi dello stato in cui verte lo sport più amato in questa nazione sgangherata. Non siamo in grado di abbandonare la nostra passione, a volte ne  limiamo i contorni aspri per non rimanere feriti. Rimango senza parole di fronte alle ultime notizie di mercato. Constant e Robinho hanno lasciato il Milan, Robinho in prestito gratuito.  Abbiamo perso quanto, un anno e mezzo? Senza contare i sei milioni offerti prima del rinnovo del brasiliano (il cui ingaggio è il problema) che si sono smaterializzati nel corso del tempo. Tutti contenti dunque, ma a cosa corrispondono effettivamente queste cessioni? Si parla di Diego Lopez per i pali rossoneri. Certo, le uscite americane hanno messo inequivocabilmente sotto i riflettori la ruggine di Agazzi, la pericolosità di Gabriel (ogni uscita è una vittima!) e non si può pensare al solo Abbiati come salvatore della patria. E allora ecco che dalla Spagna arriva l’opzione Lopez, trattativa complicata dai primi momenti, ma di assoluto livello. Ma mentre ci si concentra sul portiere ecco che la spada di Damocle si abbatte sul centrocampo rossonero, già ridotto ai minimi termini. De Jong piace, e molto, allo United e con un’offerta  allettante non mi stupirei di vederlo salutare. Peccato. Sarebbe un vero peccato. De Jong è un giocatore fondamentale, sia per caratteristiche tecniche che umane. Uno di quelli che Inzaghi dovrebbe avere nel suo spogliatoio e nel suo modulo, una sorta di totem per la squadra. Ma, come scrivevo poc’anzi, siamo ormai abituati a ragionare in termini di apparenza e di poca sostanza.  Eppure sono certa che Inzaghi ha studiato la situazione in ogni singolo dettaglio, per questo scalpita per poter dire la sua in sede di mercato, per questo dovrà impuntarsi per far passare la sua strategia. Dall’altra parte, deve sperare, di poter essere capito e ascoltato. Lui ci ha abituati a segnare in zona Cesarini, per poi raccogliere l’ovazione del pubblico a braccia spalancate. Mi aggrappo a questa immagine, da qui alla fine di questo agosto di mercato.


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