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Milan tra cessione e mercato. Dove andremo?

di Giulia Polloli

Sassuolo, Torino e Atalanta. Poi calerà il sipario su uno dei campionati più tormentati dell’ultimo decennio. Ancora più difficile di quello che si era concluso con il doppio esonero di Allegri e Seedorf. Doppio esonero: in una società che si era sempre schierata contro queste manovre, sintomo evidente di sbagli di programmazione. Dopo un anno lo scenario non appare molto diverso. Da gennaio la panchina di Filippo Inzaghi traballa, anzi, barcolla. Ritengo non possa bastare la vittoria contro la Roma, in corsa per un posto certo in Champions League, ma in evidente crisi identitaria, a risolvere i problemi che hanno attanagliato la gestione Inzaghi di un Milan in bilico tra passato glorioso e futuro incerto. Inzaghi è stato scaraventato in una realtà più grande delle sue attuali potenzialità. Ha fatto ciò che poteva, senza ombra di dubbio, ma i risultati hanno evidenziato la necessità di acquisire ulteriore esperienza. E il Milan non può offrirgli altri anni di gavetta.  Il Milan però si trova nella paradossale situazione di non sapere come programmare il proprio futuro. Le ultime settimane sono state scenario di trattative, dichiarazioni, smentite, ipotesi e ancora smentite sulla volontà (o meglio necessità) di vendere la società a cordate che, come denominatore comune hanno occhi a mandorla e portafogli gonfi. Ma nelle caratteristiche dei possibili acquirenti il presidente Berlusconi non ha ancora trovato quella solidità d’intenti (leggasi questioni di cuore) che farebbe scattare la decisione irrevocabile di privarsi di una parte o di tutto il pacchetto Milan. La richiesta di garanzie per il futuro non solo è lecita, ma addirittura fondamentale per non far piombare le vicende di casa rossonera dalla padella nella brace. Il problema però sta a monte. L’attuale proprietà dichiara di non poter essere competitiva, soprattutto in termini economici, per quel che concerne il potere d’acquisto sul mercato. Il Milan, che ha bisogno di ristrutturare pesantemente la rosa a disposizione, non ha i soldi necessari per garantire innesti di comprovata qualità. Questo aspetto è ciò che ha mandato in crisi la recente gestione dei mercati, chiusi con colpi last minute, low cost e parametri zero. In poche parole, il Milan è passato in un lasso di tempo apparentemente breve ad essere non più il principe del mercato, ma il povero che si accontenta delle briciole, scivolate dal banchetto dei grandi. La situazione è stata tamponata per un po’, fino a che nello scheletro rossonero sono rimasti giocatori di esperienza e grande leadership che, scaricati dalla nave ormai in porto, hanno lasciato le stive senza più provviste. Quindi si è scatenata la lotta per la sopravvivenza, scenario poco consono ad una squadra che, dall’avvento di Berlusconi, aveva distrutto le regole del mercato. Così come ora avviene in altre realtà. Vi ricordate i discorsi di Galliani sui detentori del potere delle materie prime? Gli sceicchi hanno semplicemente ricalcato le orme lasciate nel tempo dai vari Berlusconi e Moratti, con però un potere economico molto più forte ed un patrimonio per certi versi smisurato. E così bisogna cambiare strategia, ma per farlo bisognerebbe affidarsi a persone con idee nuove e strutturate nel calcio moderno. Per questo Mr. Bee sembra essere la persona più adatta a poter riportare in vita la grande tradizione del Milan. Perchè non è alla ricerca di notorietà. Innanzitutto perché siamo riusciti a dargli un volto solo inseguendolo nei suoi spostamenti. Non si è nascosto dietro portavoce veri o presunti tali, non ha avuto alcuna fretta di sbandierare le sue intenzioni, anche perché evidentemente per chiudere un buon affare ci vuole riservatezza e soprattutto lungimiranza. Se avesse voluto il Milan per farsi pubblicità, avrebbe sbandierato ai quattro venti, subito pronti a trasmettere ogni singola sillaba proferita, tutto e il contrario di tutto.  La trattativa si è momentaneamente arenata perché, verosimilmente, Berlusconi ha dei dubbi. Forse più legati agli aspetti emotivi della separazione consensuale e ai risvolti legati all’immagine. Abbandonare da “non vincente” non lo aggrada. Inoltre il progetto per il nuovo stadio è ambizioso e potrebbe diventare la svolta epocale della sua gestione.  Sua e di Barbara, che vorrebbe rimanere in sella anche nel caso di cambio al vertice. Così come Galliani, già in moto per costruire la formazione della prossima stagione. Mettiamoci dunque nei panni di Mr Bee: voi investireste i vostri soldi per lasciar gestire ad altri la società? Se il problema sono  i soldi per un buon mercato, allora, non c’è bisogno di un cambio d’assetto, semplicemente di un finanziatore in grado di poter portare monete fresche nelle casse piangenti del Milan, rispettando, of course, anche le regole del fair play finanziario. Sarà una lunga estate.


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