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I meriti di Allegri e il talento dei campioni. Ecco perché la storia potrebbe continuare

di Giulia Polloli

Forse più che nella piazza del Palio a Siena, per l’ultima corsa a rotta di collo verso i playoff di Champions, Allegri dovrebbe portare il Milan a Pisa, nella piazza dei Miracoli, per contestualizzare la stagione rossonera che, a tutti gli effetti, ha compiuto un vero miracolo calcistico. Gli ultimi giri di lancetta serviranno a portare a compimento un’impresa che potrebbe essere cantata in versi, così come le epopee epiche che sono entrate nella storia. Oggi si fa anche in fretta a dire: se il Milan non entra in Champions ha fallito. Ovvio, il blasone, la storia, le prerogative della società di via Turati sono tutte legate a doppio filo con la regina delle competizioni europee. Ma prendiamo la macchina del tempo e coi ricordi torniamo in autunno, quando il Milan sembrava più votato alla lotta per mantenersi a galla che non ad un cammino dorato verso la vetta della classifica. Cosa è cambiato ad un certo punto? Evidentemente il tempo per la ricostruzione, con il mercato che chiude a ridosso del’inizio di giochi, è stato più dilatato nel tempo rispetto a quanto lo stesso Allegri potesse aspettarsi. C’è voluto tempo e un cambio impressionante di moduli ed interpreti per raggiungere, come si dice in gergo, “la quadra”. Il Milan ha trovato, ritrovato forse, la sua anima e ha cominciato a mettere nel mirino quelle posizioni che consentissero alla squadra di Berlusconi di risollevarsi dalle paludi e di scrollarsi di dosso il fango che ricopriva i ragazzi di Allegri fino alle spalle, togliendo, a tratti il respiro. Il Milan aveva trovato i suoi leader, un ragazzo fin troppo giovane è riuscito a far parlare di sé sia per la sua bizzarra capigliatura, marchio di fabbrica da omologare, ma soprattutto per ciò che ha espresso sul campo, per il modo responsabile con cui si è caricato i compagni sulle spalle e ha trascinato il Milan nella rincorsa. Poi è arrivato Balotelli,altro giovane,  altra cresta, con un’esperienza più  importante, carattere, una personalità, un’attenzione mediatica, una potenza calcistica in grado di schiacciare qualsiasi altra immagine.  Mentre i rossoneri macinavano punti in campionato e tornavano a dire la loro, anche il cammino di Champions regalava altre importanti emozioni. La partita contro il Barcellona ha regalato ai tifosi rossoneri e forse agli stessi interpreti sul campo una ventata di speranza, utile a consolidare le proprie convinzioni: il Milan deve potersi esprimere in Europa. E’ il suo habitat naturale. Non so in quanti han creduto alla qualificazione, già a Milano il giorno della partita eran più gli scettici di quelli che avrebbero scommesso su un risultato a favore dei rossoneri. Un semplice ritardo d’agonia, per qualcuno e così in effetti è stato. Il Milan è uscito dalla competizione europea sotto il predominio azulgrana nella gara di ritorno che, forse, se quel pallone di Niang fosse andato in rete…

Non resta dunque che vincere a Siena, per obliterare il biglietto per i playoff di Champions. Ma non sarà una gara facile I bianconeri, è vero, sono ormai retrocessi, complici anche quei sei punti di penalizzazione che, forse a maggior ragione, diventano importanti proprio in una sfida così delicata. Dimostrare al mondo che Siena non si vende, che Siena vuole salutare degnamente la serie A. Lo stesso si può dire di Pescara, che sarà l’avversaria della contendente al “titolo”, la Fiorentina di Montella, tecnico talentuoso che dopo l’escalation con il Catania ha fatto di Firenze la sua rampa di lancio per il calcio che ben conosceva da giocatore. Un’ultima giornata che quindi terrà i tifosi incollati fino all’ultimo minuto. Il Milan scenderà in campo con tutte le sue armi affilate, Pazzini, Balotelli, El Shaarawy sembrano gli indiziati a formare il tridente mentre Montolivo si è allenato con il gruppo, partitella a parte, nella speranza di poter essere utilizzato da mister Allegri. L’obiettivo da raggiungere porta con sé quella tensione agonistica che potrebbe essere ciò che farà sbloccare la vena realizzativa di El Shaarawy, rimasta appannata da qualche tempo a questa parte. Ma il Faraone, anche ne posticipo contro la Roma, si è sacrificato molto per la squadra, diventando in più di una occasione, difensore aggiunto.  La duttilità, l’acume tattico e soprattutto lo spirito di sacrificio di questo atleta, non possono essere dimenticati solo perché non suggellati da nuovi gol. Però per chiudere degnamente una stagione così intensa, anche Stephan ha bisogno di un momento di gloria personale. E prima di tornare agli ordini di Prandelli, che i bene informati vedono sulla panchina del Milan alla naturale scadenza del contratto di Allegri, Stephan e Mario potrebbero mettere il loro sigillo, indelebile, anche sul Milan del futuro.


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