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Già, Galliani: a lui ancora una volta il compito più arduo

di Giulia Polloli

Lo tsunami che ha investito, di fatto, le sorti della panchina rossonera, sembra ormai aver esaurito la sua potenza: ora bisogna solo valutare l’entità dei danni e l’importanza delle opere di ricostruzione da apportare ad una squadra che potrebbe trovarsi sì, su solide fondamenta, ma con un palazzo da dover ricostruire. L’amletico dilemma legato al futuro di Allegri potrebbe essere risolto lunedì, quando al rientro dal cordiale viaggio in Russia, Berlusconi potrà concentrarsi sull’epilogo di un anno davvero denso di vissuto, tra lui, numero uno rossonero e il suo tecnico, amato, odiato, amato ancora poi bistrattato.

Le parole vere o presunte del Cavaliere affidate al’amico e tifoso Biscardi, hanno lasciato il segno. Le critiche di tutta una stagione, le parole taglienti dopo l’eliminazione dalla Champions ma soprattutto l’epilogo di Siena dove, per carità, il Milan alla fine ha vinto, ma non convinto, tutto questo verrà messo sul piatto della bilancia prima di poter dare un valore reale alle decisioni prese o che si prenderanno.

Allegri andrà a Roma o Galliani riuscirà nell’estremo tentativo di trattenere il tecnico a Milano? Già, Galliani. Sempre lui nell’occhio del ciclone, sempre lui a dover anche sottolineare l’inesistente tensione con Berlusconi. Perché avere un’idea differente da quella del patron non è certo sintomo di mancanza di stima o fiducia: Galliani più di ogni altro però può raccontare l’esatto film di una stagione segnata, come ben sappiamo, da cessioni illustri e addii dolorosi.

Bene, Allegri all’inizio del campionato si è trovato a dover rifondare una squadra, a dover rimotivare giocatori che si sono visti privare di compagni sui quali facevano affidamento. Il tecnico rossonero ha avuto delle intuizioni importanti, che hanno richiesto tempo per poter essere metabolizzate. Ha lanciato senza batter ciglio i giovani più importanti arrivati in casa rossonera o, addirittura, cresciuti nel vivaio. I vari De Sciglio, El Shaarawy, Niang e poi Balotelli hanno lasciato un segno importante anche grazie alla gestione oculata delle loro forze.  Poi è vero, il Milan non ha sempre brillato in quanto a gioco, il Milan si è fatto sotterrare dalla goleada del Barcellona nella gara di ritorno, il Milan ha però dimostrato di avere onore e carattere costruendo una rimonta insperata, che nessuno credeva realmente possibile. E se anche l’approdo in Champions arriva tra le polemiche, in extremis, contro una squadra già retrocessa, forse ora poco importa. Cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia, dice la proprietà commutativa. La matematica, si sa, non può essere un’opinione, ma il calcio si. Sono cambiati non solo l’ordine, ma anche l’entità dei fattori messi in campo e il risultato è stato il più vicino possibile all’obiettivo prioritario: la Champions. La risalita dalla zona retrocessione fino al terzo posto ha in sé qualcosa di miracoloso. Questa è stata la più grande vittoria di Allegri. E se anche avesse fatto qualche sbaglio, come si può non perdonarlo ad un tecnico tanto sagace quanto capace, che ha trascinato il Milan nel punto più alto possibile di una stagione disgraziata?

Questa volta bisogna dare atto ai tifosi che il tecnico rossonero è da salvare. Però non perché l’alternativa più gettonata si chiama Seedorf e per molti non è ancora pronto per caricarsi sulle spalle l’onere di dover vincere (questo è il dictat ovviamente), ma perché Allegri va valorizzato per aver salvato la vita ad un essere agonizzante che, oltretutto respira già nuovamente da solo.

La suggestione di vedere Clarence in panchina, magari affiancato da un team che contempli anche pagine di storia rossonera, come il rientro di Maldini, è davvero ricca di spunti emotivi forti. Già il Professore indottrinava soprattutto i più giovani dal campo, figuriamoci se non potrebbe farlo in panchina. Ma sembra che Clarence sia ancora troppo giocatore, tropo legato all’agonismo da prato verde attivo, per poter traslocare immediatamente alla staticità della panchina. Inoltre, i bene informati, ritengono che Tassotti abbandonerà il Milan e dunque anche Clarence per nuovi lidi, magari anch’essi romani. Ecco perché, mi viene da pensare, il pensiero berlusconiano parla di cambiamenti societari, oltre che tecnici.

Galliani, sì, ancora lui, proverà a far cambiare idea al Presidente mettendo su quel piatto ella bilancia tutti i dubbi legati a quella che inevitabilmente è una scommessa. Il Milan vince con Capello, ha vinto con Allegri anche, quando tutti dicevano che da Max da Livorno era arrivato solo per l’eleganza e lo stile, che tanto piacevano  Berlusconi. Poi però: sorpresa!!! Max è ance un buon tecnico e Mauro un grande stratega.

Accoppiata vincente che il Milan questa volta rischia di perdere in un solo colpo. E allora se così fosse, il popolo rossonero chiama a gran voce nuovi eroi, vecchi volti magari,ma con esperienza maturata, se non comprovata dai fatti.

Nessun dorma: dopo un weekend intenso arriverà quel lunedì tanto atteso. Il futuro di Allegri riparte da Arcore, tutte le strade portano a Roma, ma se si percorre tutto il raccordo anulare, ci si potrebbe ritrovare a Milano in sole poche ore.


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