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Iotti: "Al Milan legai molto con Nocerino e Amelia, il ritiro con la prima squadra una gioia pazzesca"

di Simone Nobilini

Intervistato da GianlucaDiMarzio.com, l'ex rossonero Luca Iotti, attualmente all'Olbia, ha parlato così dei suoi inizi nel mondo Milan: "Sono da sempre rossonero, sì. Anche se cominciai con l’Enotria. Un’estate però ci fu la chiamata del Milan, con l'Inter pronta comunque a prendermi, ma essendo io un rossonero di pelle non ebbi dubbi sulla scelta. Da piccolino iniziai da terzino sinistro poi agli allievi regionali trovai Omar Danesi, un allenatore eccezionale, il quale mi spostò al centro della difesa. Da lì arrivarono subito le prime vere soddisfazioni personali con le prime nazionali giovanili. Arrivai dal Vismara a Milanello, un centro spaziale. Con la Primavera ho vissuto emozioni fortissime. Mi ricordo ancora quando ero a Rimini in vacanza. Ero fuori con gli amici, mia mamma si affacciò dal balcone e mi disse: “Luca, devi tornare a casa, devi andare in ritiro con la prima squadra”. Festeggiai sul momento con i miei amici, nessun festone eh, ma fu una gioia pazzesca. In una toruneé in America legai molto con Nocerino: lui continuava a cantarmi con gi altri una canzone, ‘Tutti in campo con Lotti (il personaggio del cartone però si chiamava con la L), ogni volta che mi vedeva me la cantava. Io sul momento non capivo, ma adesso ho realizzato essere la sigla di ‘Tutti in campo con Lotti’, un cartone giapponese su un giovane giocatore di golf. Con Nocerino e Amelia ebbi modo di legare, si creò un bel rapporto. E poi Inzaghi, davvero super, tutto vero: bresaola e via, vita sana, alimentazione regolare e riposo. Ho fatto due ritiri estivi, Milanello più Stati Uniti, una combo che mi ha permesso di crescere tanto. Tra la scalinata di Rocky a Philadelphia fino New York e Miami, esperienze che solo ora realizzo quanto mi abbiano valorizzato. Col Milan ho avuto la fortuna di vivere due ritiri e fare una panchina in campionato e in Champions League. Sono sempre andato a San Siro da piccolino a vedere le partite con mio padre percorrendo a piedi la strada che porta dalla metro di Piazzale Lotto allo stadio, una via perennemente stracolma di tutti i tifosi che acclamavano il pullman della squadra mentre faceva il suo ingresso nel tempio del calcio. Poi un giorno le parti s'invertirono, e mi ritrovai seduto proprio su quel pullman, pieno di orgoglio e desideroso di rendere felice i miei genitori".


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