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LA LETTERA DEL TIFOSO: "No El Shaarawy? No tifo‏" di Paolo

di Antonio Vitiello

C'è qualcosa di incomprensibile e illogico per quello che si prospetta come un nuovo mercato al risparmio da parte del Milan.
La società, che un anno fa proclamava ai tifosi le scelte dolorose ma necessarie - cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic - per sanare i bilanci, con un progetto però orientato alla valorizzazione dei giovani, ora afferma che nessuno è incedibile (!) e mostra le cifre che vengono offerte per El Shaarawy. No, dico, stiamo scherzando? Abbiamo un giocatore, classe '92, che ha fatto un campionato di assoluto livello, con un calo del tutto accettabile nel finale, che mostra qualità individuali da futuro campione, sa giocare anche per la squadra, e ora lo si mette sul mercato? Nella redazione di Milan News c'è chi scrive che "Galliani di solito non sbaglia mai": sia detto senza alcuna volontà polemica, ma basta fare un nome, Pirlo, per rammentare una topica tanto recente quanto clamorosa nella quale anche l'ad rossonero ha fatto la sua parte.
E allora a questo punto il messaggio della tifoseria, secondo me, deve essere forte e chiaro: state smontando di nuovo la squadra per fare cassa? Allo stadio ci andate voi, dirigenti e addetti ai lavori del Milan, noi no. E poi si vengono a sbandierare i nomi di Poli - fece un'annata incerta all'Inter -, Diamanti (30 anni), Matri (29 anni): il progetto di valorizzazione dei giovani dove va a finire? Comunque non è solo una questione di anagrafe, bisogna pensare anche alla qualità: giocatori come Robben (29 anni) o Ribery (30) farebbero la differenza in qualsiasi squadra.
A questo punto, come può un  allenatore plasmare nuovamente una squadra, in funzione di un gioco - di un modulo - che deve essere ben assimilato, se gli attori, soprattutto quelli di peso, cambiano ogni anno?
Ultima notazione: è passata quasi in sordina la notizia dell'acquisto di Neymar (21 anni) da parte del Barcellona, un campione che affianca un fuoriclasse come Messi. C'è chi vuol vincere e continuerà a farlo. Per gli altri, all'insegna del voglio ma non posso, la contemplazione di quanto accade nelle società forti, come il bambino di fronte alla vetrina di giocattoli che non può permettersi.

Paolo


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