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LA LETTERA DEL TIFOSO: "C'era una volta il mio Milan" di Margherita

di Redazione MilanNews

Un grande uomo per un piccolo Milan.

C'era una volta il Milan.
Ma il Milan quello vero.
Quello in cui non solo contava vincere ma anche stravincere.
Quello in cui non importava se il bilancio era in rosso, contava avere la squadra forte!
Quello in cui la cosa più importante erano i valori, l'attaccamento alla maglia, ai colori, ai tifosi.
Le regole nello spogliatoio.
Le regole fuori dallo spogliatoio.
Le bandiere simbolo della squadra.
C'era una volta il MIO Milan.
Il Milan che io amavo con tutta me stessa proprio perché unico al mondo.
Vedevo una squadra che non solo era forte ma era piena di valori ed aveva una società forte dietro che glieli trasmetteva.
Si, la società.
Una società che adesso non c'è più.

Capisco la necessità di "creare i campioni in casa" perché effettivamente nel mondo calcistico di oggi le cifre per comprare un giocatore sono veramente mostruose!
Lo capisco, davvero.
In fondo è meglio un De Sciglio che ama la maglia "creato" in casa, che un giocatore qualunque preso solo a suon di quattrini.
Il problema non è che non spendiamo più, o meglio per me è un problema relativo se portiamo avanti la politica che ho elencato sopra, ovvero creare i campioni in casa.

Il problema viene quando la società perde quei valori in cui io mi ero immedesimata particolarmente.
Amavo (ed amo ovviamente) il Milan proprio perché era diverso dalle altre società: aveva la base solida di una famiglia in cui contava tantissimo la bandiera fedele allo stemma e ai colori e a tale bandiera gli si riservava un trattamento degno della sua carriera al Milan.
Baresi per citarne uno.
Grande carriera e grande festa finale.

Ma Maldini? Ma Ambrosini?
Maldini è stato trattato come fosse l'ultima ruota del carro nonostante i 25 anni di onore alla causa rossonera.
In società ancora ci deve entrare...
Ambrosini è stato salutato dalla nave di una crociera in cui i signori in giacca e cravatta si divertivano mentre lui dall'altra parte del telefono quasi piangeva.
Sì, se lo aspettava, ma non credete che forse avrebbe sperato in un modo migliore per essere mandato a casa?
Vogliamo poi discutere della sua conferenza di addio al Milan?
L'unico presente era Nocerino. Solo come un cane, come fosse uno qualunque che saluta il Milan.

I valori! Abbiamo perso i valori che ci distinguevano dalle altre società.
I milanisti hanno tanto criticato la società della Juventus per la vicenda "Del Piero" ma noi cosa abbiamo fatto di diverso?
Almeno Alex ha avuto la possibilità di festeggiare e salutare i suoi tifosi nel suo stadio.
Massimo nemmeno questo.
Eravamo unici, adesso il Milan e' uguale a tutte le altre società; affari soldi e zero cuore.
E se, vista la politica, il non rinnovo poteva anche essere capito, così come ha detto lui stesso, io mi rifiuto di capire il motivo per il quale è stato lasciato lì, in un tavolo con le rotelle, da solo, a dire addio a 18 anni di Milan.
18, non noccioline.
18 lunghi anni con alle spalle 12 trofei vinti e 4 anni da Capitano.
Era proprio necessaria questa caduta di stile?

Ormai ho capito che contano solo i soldi, conta solo questo per il Milan.
Gli affari, il business e il Fair play.
Non conta più la faccia pulita di un uomo che chiede solo di finire la sua carriera dove l'ha iniziata, cosa che il vero Milan permetteva.
Non conta più chi non è attaccato ai soldi ma alla maglia e ai tifosi.
Non conta più chi suda e lotta per quei colori ma conta solo il denaro!
Basta vedere la nostra rosa attuale, per carità io adoro ogni singolo membro ma di sobri ce ne sono ben pochi.
Ormai al Milan va di moda chi porta i vestiti più strani o chi cambia pettinatura più spesso.
Massimo era di un'altra generazione, senza social network, senza cresta e con tanto tanto cuore per questa società e questa maglia.
Ormai non serve più gente come lui, non c'è più bisogno di questo.
Una volta ero fiera di difendere la società del Milan, ora mi vergogno!
Mi vergogno perché stiamo veramente cadendo in basso.
Nemmeno le bandiere sappiamo salutare.
Nemmeno i giocatori che hanno dato anima e corpo per questa maglia sappiamo salutare.
Basta vedere Zanetti e ne è la prova.
Di questo me ne vergogno assai.

Massimo è stato fin troppo signore in conferenza.
Un uomo troppo onesto e grande per un Milan troppo piccolo e diverso.
Non meritavano un uomo come lui, non meritavano nemmeno un grazie dalla bocca di Massimo.
Mancanza di stile troppo evidente.
Ed ormai mi dovrò abituare al fatto che sarà sempre così: zero stile, nuovo Milan!

Massimo, grazie. Meritavi una fine migliore di questa, ma tu sai che noi tifosi siamo sempre con te.
Ti seguo ormai da 10 anni, ho avverato il mio sogno di incontrarti e sei la persona più pulita della terra.
Troppo forse per questo mondo.
Sappi che i veri tifosi ti amano e ti ricordano sempre, con quella chioma bionda che corre per il campo per onorare quei colori che tanto ama con dietro il numero 23, quello stesso 23 di Michael Jordan.
SEI LEGGENDA E NESSUNO QUESTO TE LO POTRÀ TOGLIERE.
Onore e rispetto per te saranno sempre dovuti e ricorda che San Siro è la tua casa.
Sarai sempre il mio Capitano, scolpito nella mente e nel cuore.
23 volte grazie, 23, quel numero che ti apparterrà per sempre.
#Senzatenonsipuó.
Un saluto anche a Paola, la moglie, grande donna, umile e gentile come poche.
Come si dice: vicino ad un grande capitano ci deve essere una grande donna! Loro incarnano questo alla perfezione.
Coppia perfetta e famiglia perfetta.

Margherita.

 


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