Giornalista per un giorno: "Certe sfide..." di Davide
Ci sono certe sfide che ti fanno assaporare ricordi da brividi: la corsa verso Atene, dell'ormai lontano 2007, con quel trionfo sul Manchester United, sembrava un evento rievocabile solo nei sogni. Dopo lo smantellamento della rosa operato in estate, nessuno avrebbe mai immaginato che il Milan avrebbe avuto l'opportunità di giocarsi da protagonista un ottavo di Champions League di questo calibro: arriva il Barcellona signori! Dinnanzi allo sconcerto generale, si faceva già prematuramente la conta dei danni, con la certezza che gli alieni avrebbero sicuramente fatto un goal, che avrebbero prodotto occasioni su occasioni e così via. Eppure, con umiltà e sacrificio (proprio ciò che manca ai catalani) i ragazzi si sono imposti, senza pretese o provocazioni, hanno saputo sfruttare il proprio ruolo di sfavoriti e la sufficienza degli avversari, regalandoci l'ennesimo capitolo memorabile della storia di questo club. Dopo la breve, se pur bellicosa, parentesi Marassi (che ha confermato il buon momento della squadra, soprattutto della retroguardia), la testa si fionda su quel match che può cambiare le sorti del futuro rossonero; mettendo da parte la marcatura a uomo propugnata dal presidente, occorrerà gettare il cuore oltre l'ostacolo, correre e pressare, raddoppiare e spazzare e, infine, sprintare in contropiede verso la porta di Valdez. Con la stessa umiltà, con lo stesso spirito di sacrificio, con la stessa identica fame, questo Milan può farcela, perchè ama il ruolo di sfavorito anche con i due goal di vantaggio, perché i catalani son convinti di andare avanti, poiché non conoscono né umiltà né mea culpa. E allora signori, si va a Barcellona, nella tana di coloro i quali si sentono già ai quarti, e si va da sfavoriti, con la consapevolezza di non aver vinto grazie a un "campo di patate" e di avere abbastanza frecce al proprio arco da poter ammutolire l'Europa intera.
Davide Basile