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Milan - Inter, i supercampioni d'Italia sono rossoneri!

di Jacopo Galvani

È sempre difficile analizzare un derby a livello tattico, perché troppe componenti esterne ne influenzano il gioco e questo derby non è stato differente anzi, oltre ai soliti fattori emotivi bisogna anche aggiungere il fattore climatico, la preparazione atletica ed il fuso orario che ha condizionato la tenuta psicofisica dei giocatori scesi in campo.
Prima di parlare della partita è giusto commentare ed analizzare le considerazioni fatte durante la settimana. Nel caso dell’eventuale vittoria da parte dell’Inter il suo presidente Massimo Moratti avrebbe raggiunto, come numero di trofeo nazionali, Silvio Berlusconi, beh prima di fare un’affermazione tanto pesante bisognerebbe fare una piccolissima considerazione. L’Inter ed il suo presidente hanno si vinto molto negli ultimi anni, ma hanno costruito una squadra sulle macerie di calciopoli, di fatto vincendo scudetti e coppe nazionali senza praticamente avversari degni di nota, al primo campionato regolare l’ordine è stato stabilito. Dopo lo scandalo di calciopoli il giocatore della Juventus Gianluigi Buffon dichiarò: ”Questa squadra per cinque anni non avrà rivali in Italia causa lo scandalo di calciopoli”. Detto fatto, dopo 5 anni di facili trionfi il quasi aggancio a Silvio Berlusconi è stato fatto, ma il valore ed il fascino delle vittorie è altro! Un conto è vincere contro Maradona, Baggio, Batistuta e Ronaldo, un altro è vincere contro Toni, Perrotta, Riccardo Oliveira e Amauri. 
Tornando alla partita l’Inter si è schierata con un 3 – 4 – 2 – 1 dove spicca la prova più che convincente del giovane Obi, di qualità la prova di Sneijder, autore fra l’altro della splendida punizione che porta i neroazzurri provvisoriamente in vantaggio.
I rossoneri rispondono con l’ormai collaudato 4 – 3 – 1 – 2 dove in porta il confermato Christian Abbiati, in difesa da destra verso sinistra, Ignazio Abate, coppia centrale formata dal duo Alessandro Nesta e Thiago Silva, sulla sinistra l’esperto Gianluca Zambrotta. A centrocampo capitan Gennaro Gattuso, Mark Van Bommel ed il sempre verde Clarence Seedorf. In attacco la coppia formata da Ibrahimovic e Robinho, alle loro spalle Kevin Prince Boateng. La prova di quest’ultimo è stata alquanto confusionaria, non lasciamoci confondere dal gol fatto su respinta dopo lo splendido tiro di Alexandre Pato finito sul palo, Boateng è apparso in ritardo di condizione fisica e soprattutto non adatto al ruolo di rifinitore dietro alle punte, Kevin può essere la mezzala che il Milan va cercando da mesi, lui può essere il nuovo Massimo Ambrosini ma non il regista/rifinitore che cerca Allegri. Prince è un uomo di corsa non un rifinitore geniale che cerca il Milan. Quindi piuttosto che cercare Montolivo ed Aquilani che si cerchi un trequartista dai piedi eccellenti e Fabregas o Nasri o Ganso sarebbero gli ideali.
Nel primo tempo la partita è apparsa piuttosto combattuta e poco spettacolare, causa anche lo schema interista (3 – 4 – 2 – 1) dove visto il pressing milanista si trasformava in un obsoleto 5 – 4 – 1 dove gli esterni di centrocampo, Zanetti ed Obi si abbassavano sulla linea difensiva mutando di fatto il modulo. Ad essere sinceri Obi ha ricoperto tutta la lunghezza del campo, dando di fatto ottima continuità alla manovra sia d’attacco che di difesa. Trovando dopo solo 22 minuti di gioco il gol del vantaggio con il già citato Sneijder, l’Inter ha potuto giocare tranquillamente in contropiede, e complice una preparazione atletica e la poca cattiveria rossonera, ha permesso alla compagine neroazzurra di chiudere in vantaggio il primo tempo.
Nel secondo tempo, il Milan, è sceso in campo con un'altra mentalità, infatti ha iniziato a giocare come aveva concluso lo scorso campionato, pressing asfissiante e verticalizzazioni veloci e continue facendo di fatto risaltare i buoni piedi di Clarence Seedorf, Robinho ed Ibrahimovic. Infatti dopo una splendida combinazione dei tre i Milan trova il gol del pareggio di testa con Zlatan Ibrahimovic.
Il resto è solo cronaca, i neroazzurri causa i fattori sopra elencati non riescono più a far male al Milan e anche grazie l’ingresso di Alexandre Pato, il Milan diventa supercampione d’Italia. Si è vero questa coppa non vale certo il campionato e non ha nemmeno il prestigio di una coppa europea, ma è pur sempre un trofeo da aggiungere alla già folta bacheca milanista. Vincere questo derby non dirà certamente chi è la più forte del campionato, ma sicuramente darà morale e convinzione ad una squadra che punta a ripetersi e sogna anni di trionfi italiani e non.


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