Oduamadi: "Il Milan è da scudetto, Allegri non è cambiato"
Nnamdi Chidiebere Oduamadi, ex Milan, intervistato da gazzetta.it ha parlato del club rossonero in ottica scudetto: "Se questo Milan è da scudetto? Per me sì, Allegri non è cambiato di una virgola. Certo i giocatori sono cambiati, la fame è diversa. Non ci sono più giocatori unici come Ibra, Gattuso, Pirlo, Nesta, Ronaldinho e...Oduamadi (ride, ndr)".
La differenza tra difendere e assistere. Società a pezzi come un mosaico, ma forse è finita...
di Luca Serafini @lucaserafini4
Non abbiamo scoperto nel 2025-26 che la filosofia calcistica di Massimiliano Allegri si basi su una compattezza e una solidità difensiva primaria. Una strategia che lascia poco spazio al divertimento, inteso come gioco e dominio, ma ancora una volta si sta rivelando estremamente redditizia nel bilancio dei punti e dei risultati del Milan in questo campionato.
Restano senza dubbio le macchie dell'eliminazione prematura in Coppa Italia, la brutta sfida con il Napoli in Supercoppa e - soprattutto - l'infinità di occasioni lasciate sul campo contro avversari di medio-basso livello (riferito alla classifica, non al valore assoluto delle squadre). Da una parte quelli che avrebbero firmato per trovarsi a fine gennaio secondi a quota 47 (dopo aver battuto tutte le grandi e dominato la Juve sul suo campo nonostante lo 0-0 finale), dall'altra quelli che vorrebbero i rossoneri più propositivi e autorevoli perché - francamente - i primi tempi sono uno peggio dell'altro. In particolare nelle ultime uscite contro Como, Fiorentina e Roma (in precedenza ricorderei anche quello di Torino) i primi 45' sono stati un tiro al piccione, con il solo Maignan a tenere i piedi la baracca. Uno spettacolo da incubo, specie all'Olimpico.
Come sempre, ci sarebbe una via di mezzo che non è nemmeno tanto di mezzo e - secondo me - non riguarda tanto e solo Allegri, quanto gli interpreti. Uno conto è aspettare l'avversario per sfruttare gli spazi che si lascia alle spalle, un conto è difendersi per ripartire in contropiede, tutt'altro discorso è stare lì impalati a farsi martoriare senza reagire. Il Milan è chiuso e corto in difesa, ma appena un rossonero prende la palla i compagni spariscono, il più vicino è a 30 metri, cosicché la costruzione dal basso ha i connotati stucchevoli di 4 playmaker (Maignan, Tomori, Gabbia, De Winter) che se la passano tra di loro, fino a che uno - in generale Gabbia, in percentuale più bassa Maignan - la calcia lunga. Il fatto è che poi la palla ti ritorna al doppio della velocità come nei flipper, perché nessuno degli attaccanti la difende facendo salire i compagni, oppure riparte l'azione da Modric. È questo l'aspetto più difficile da capire, è questo l'atteggiamento inspiegabile. Nei primi tempi il centrocampo è asservito a rinforzare la linea arretrata, di costruzione se ne vede pochissima, poi quando l'avversario cala - dal vangelo secondo Max - inizia un'altra partita, difficilmente fluida ma sovente redditizia.
Ci metto la condizione precaria, ormai da settimane, di Leao e Pulisic, la stanchezza di Saelemakers, l'equivoco Nkunku, l'orientamento della mediana (una specie di rodaggio che si ripete ad ogni gara) di Rabiot e dello stesso Modric, ora con Fofana anche lui fuori forma, ora con Ricci in crescendo lento. Però è ora di crescere nella convinzione e nell'autostima. Fullkrug può aiutare? Sì, secondo me può aiutare eccome. Forse anche iniziando una partita, prima o poi. Per smetterla di assistere e basta, ma difendere e ripartire, finalmente. Detto per inciso: al momento mi tengo stretti i 47 punti, sperando che qualcosa migliori.
Dal giorno dell'addio di Silvio Berlusconi, questa società riempie le pagine della Finanza ogni tre per due: una volta le quote, una volta lo stadio, una volta i bilanci, adesso un altro frazionamento in vista. Prima lo scivolamento verso Elliott via Yonghong Li, poi i Singer da soli, poi con RedBird e Cardinale, adesso fuori i primi e dentro Manulife/Comvest. Il vocabolario si è impregnato di private equity, hedge fund, pay in kind, vendor loan senza che noi comuni mortali si possa capire granché. In un illuminato articolo pubblicato alle 16 di giovedì 29 gennaio su MilanNews, Enrico Ferrazzi ha riassunto nel modo più chiaro possibile cosa sta per accadere, compresa la possibilità di fare un mercato finalmente da Milan sognando Goretzka, Vlahovic e casomai Gabriel Jesus e quel Kim che Allegri avrebbe voluto adesso, subito. Vediamo se a Bologna la tendenza si inverte.
La sensazione è che stavolta sia finita. Dopo 9 anni di mosaico, forse un quadro a tinte unite sarà appeso al muro. Nell'alta finanza non si usa comunicare prima della conclusione degli accordi, anzi meno se ne parla meglio è. Quando sapremo qualcosa di ufficiale, potremo capire meglio e riparlarne, quanto meno tra quelli che in testa a qualsiasi interesse hanno i colori rossoneri. Nella speranza che ce ne siano nella dirigenza.