Liberali: "L'esordio in Serie A serata pazzesca. La prima volta a Milanello è stata magica"
Intervistato dai colleghi del settimanale SportWeek, l'ex Milan, oggi al Catanzaro, Mattia Liberali ha non solo parlato del bel momento che sta vivendo in Calabria, ma anche del suo decennale passato in rossonero e di tanto altro ancora. Di seguito alcuni estratti del suo intervento.
Quanto eri felice da uno a dieci quando sei entrato nel vivaio del Milan?
"Il primo giorno non realizzi. Poi però entri al Vismara e... sbam, bellissimo. Sono cresciuto con mio nonno Romano, era milanista sfegatato e mi ha trasmesso la passione. Se n’è andato presto, ricordo però i primi anni. Veniva sempre a vedermi, e io giocavo anche per lui. Credo fosse orgoglioso. Ha avuto un ruolo importantissimo per me".
La prima volta a Milanello?
"Magica. Ricordo l’ingresso: una volta dentro, non dovevo più girare a destra per andare con la Primavera, ma potevo andare dritto verso lo spogliatoio della prima squadra. Tralascerei gli allenamenti con Pioli, perché lì ero aggregato. La vera prima volta è stata nell'estate 2024, prima della tournée con Fonseca. All'inizio parlavo tanto con Calabria, Florenzi e Gabbia, anche lo stesso Fonseca. Non mi conosceva, poi durante le amichevoli si è instaurato un bellissimo rapporto".
Il miglior consiglio che ti hanno dato?
"Ringrazierò sempre Florenzi. Non era tanto un consiglio, quanto una semplice frase. Mi diceva: "Stai tranquillo e fai quello che sai fare. Quello che ti fa divertire. E una volta che ti diverti, viene tutto più facile". È successo anche quia Catanzaro. Alla prima da titolare in B contro il Sudtirol ero teso, poi Di Francesco mi fa: "Stai sereno, fai quello che sai". E da lì è andato tutto in discesa".
Tournée uguale amichevoli con City e Real: una parola?
"Choc. E già col Rapid Vienna, quando ho giocato titolare nella prima amichevole dell’anno. Mi dicevo: “Mamma mia, di già?”. Poi è arrivato il City. Pensavo: “Vabbè, al massimo mi metterà per cinque minuti”. Invece ho giocato mezz’ora. Ero bello carico, però non teso. Non vivo mai le cose con troppa pesantezza".
Poi arriva la partita col Real Madrid...
"In rifinitura Fonseca mi ha messo titolare. Io ero tipo: “Dai, ma non posso...”. Ricordo l’ingresso allo stadio di fianco a Modric. Al fischio d’inizio avevo di fronte Endrick. E ho pensato: “Cavolo, ’sto qua lo hanno pagato 80 milioni ed è vicino a me...”. A fine primo tempo Brahim Diaz mi ha fatto i complimenti, poi ho parlato anche con Rudiger".
E infine l’esordio in Serie A in Milan-Genoa: era il 15 dicembre 2024.
"Che coincideva con la festa per i 125 anni del club. Prima della partita c’erano tantissime leggende. Cioè, una serata pazzesca".
Piccola o grande festa?
"Ahimè abbiamo pareggiato, in caso di vittoria sarebbe stato il top del top. Ma non mi lamento. I miei amici erano pure più gasati di me. Perché all’inizio fatichi a mettere a fuoco, non realizzi. Loro invece erano infuocati".
Quando hai ripreso in mano il telefono?
"Si stava rompendo! Avevo messaggi da amici, parenti... Stava veramente esplodendo".
Se chiudi gli occhi cosa vedi?
"Lo stadio durante il riscaldamento. Appena entrato in campo mi sono guardato intorno, era tutto pieno".
E cosa senti?
"Il coro che mi ha dedicato la Curva Sud".
Il tuo fisico è stato uno dei motivi per cui non hai rinnovato con il Milan?
"Beh, sì. In estate è nata l’opportunità di venire a Catanzaro e l’ho colta. Assieme al mio agente abbiamo parlato col direttore Polito e mister Aquilani, avevano un bel progetto. E la B è un campionato molto formativo per un giovane come me".