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...L'addio a tre eroi rossoneri, figli della stirpe d'oro di Manchester 2003

di Emiliano Cuppone

Siamo arrivati al capolinea, l’ultima fermata di una stagione lunga e tortuosa, piena di alti e bassi, con qualche incidente di troppo. Quella con il Novara sarà l’ultima tappa di un anno particolare che ci ha regalato protagonisti nuovi, lasciando nell’ombra chi l’era stato per tanto, tantissimo tempo. Sarà l’ultima partita in rossonero per più di qualcuno, per alcune delle colonne del glorioso Milan che ha dominato l’Italia ed il mondo sotto la guida di Carlo Ancelotti.
Quella di domenica sarà la partita d’addio di Inzaghi e Seedorf, due degli uomini chiave di quella prima vittoria del nuovo Milan che nel 2002/03 stese la Juventus all’Old Trafford, potrebbe essere (con ogni probabilità sarà) l’ultima battaglia rossonera di Alessandro Nesta, il leader vero della difesa del diavolo ormai da 10 anni.
Dopo la partenza di Shevchenko destinazione Chelsea, l’addio al calcio di Costacurta, Maldini e Dida, il fine carriera in patria di Rui Costa e la scelta di vita di Andrea Pirlo, ci troviamo a salutare altri superstiti di quella squadra straordinaria che inizio uno splendido ciclo vincente nella notte stellata di Manchester.
Domenica San Siro saluterà la roccia difensiva, la trottola di centrocampo ed il finalizzatore spietato di uno dei Milan più belli che si siano ammirati negli ultimi decenni. Tre elementi che seppero portare equilibrio e fantasia in una squadra disseminata di qualità in tutti i reparti, protagonisti unici di una cavalcata iniziata con i preliminari per terminare con quella coppa che si posava delicatamente sul capo di Maldini, calzando a pennello come se fosse stata disegnata su misura per il capitano di quella squadra immensa.
Da lunedì non potremo più ammirare le chiusure tempestive e perfette di Alessandro Nesta, la sua capacità di annichilire anche il più forte degli attaccanti, le sue acrobazie (memorabile quella rovesciata che salvò la porta contro il Deportivo La Coruna nella cavalcata del 2003), le sue prodezze in scivolata e le sue sgroppate palla al piede con la testa alta ed il petto in fuori. Non avremo più il piacere di stupirci ogni qual volta indietreggia lentamente, attendendo un attaccante che lo punta e sembra averlo ormai saltato, salvo scontrarsi con quel piede che si allunga con tempismo impeccabile a strappargli il pallone dai piedi per rilanciare l’azione rossonera.
Dalla prossima settimana non potremo più gustarci le staffilate precise di Clarence Seedorf, quelle botte di destro, imparabili, che finivano impietose alle spalle di un portiere impotente (indimenticabile la rete in quel fantastico derby vinto 3-2). Non avremo più la possibilità di saltare sulle sedie di fronte ad un dribbling stretto ed impossibile per i comuni mortali, per quegli scambi corti e di prima con il compagno di turno, quell’amoreggiare unico con il pallone. Non ci sarà più il professore sulla cattedra de “La Scala del Calcio”, tenendo lezioni di tecnica pura e carattere, di qualità assoluta e potenza inimagginabile.
Dopo domenica non avremo più a disposizione l’elettricità di Filippo Inzaghi, la sua incredibile capacità di essere sempre al posto giusto nel momento giusto, la sua gioia irrefrenabile dopo ogni gol, la caparbietà e l’impressionante rapacità di questo artista astratto del gol. Niente pennellate o colpi di genio, ma tanta concretezza e lavoro, mai un movimento sbagliato, sempre sul pezzo, con una capacità disarmante di anticipare le scelte dei difensori sfruttandone ogni piccola sbavatura.
Il Milan, tutto il popolo rossonero, domenica perderà tre pezzi fondamentali della sua storia, tre uomini diversi per ruoli e caratteristiche, ma accomunati da uno spirito vincente unico, figli di una stirpe capace di portare a casa due Champions League nell’arco di 4 anni, giocando nel mezzo una finale ed una semifinale. Campioni unici, uniti da quel sangue europeo che li ha portati in cima al vecchio continente ed al mondo intero, attori protagonisti di una squadra che ha fatto sognare ed innamorare i propri tifosi e tutto il movimento calcistico, espressione massima di un calcio bello e vincente.
Con il campionato ormai chiuso, l’ultima sfida al Novara che non ha più nulla da dire, domenica San Siro sarà tutto loro, il popolo rossonero si stringerà intorno a tre degli uomini che hanno riportato il diavolo a dominare ovunque si recasse, partendo da quella splendida finale del 28 maggio 2003 all’Old Trafford di Manchester, momento irripetibile che ha lasciato un solco indelebile nella storia del Milan e non solo.


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