ESCLUSIVA MN - Xavier Jacobelli: "Avanti con la linea virtuosa, ma chiari coi tifosi. E che bravo Leonardo"
Sulla cresta dell’onda da oltre vent’anni, Xavier Jacobelli analizza, in esclusiva per Milannews.it, il momento storico dei rossoneri. Perché l’euforia del meno uno dall’Inter non distolga dai problemi strutturali della squadra. Perché non tutto è da buttare. Perché ci si credeva anche a meno dieci. Perché dirigenza e diligenza tornino ad essere sinonimi.
Xavier, il Milan è accusato di essere una squadra sazia, logora e anagraficamente datata, ma 7/11 dei titolari scesi in campo con il Manchester sono Under 30, il problema allora dov’è?
"Questo Milan ha fatto una campagna acquisti, dopo aver venduto Kakà, che non è stata una campagna acquisti.
Ricordiamo Onyewu ,che purtroppo si è subito fatto male uscendo di scena, Adiyah di cui non abbiamo più notizie, e Beckham tornato in prestito dai Los Angeles Galaxy. Ma è evidente che i rinforzi, soprattutto in difesa, siano mancati, e lo ha dimostrato il fatto che facendosi male Nesta, tre ore prima della partita, a Manchester poi succede quel che succede . Ti vai a misurare con lo United senza aver fatto mercato, perdi 2 a 3 a San Siro e devi andare lì a vincere 2 a 0 senza Nesta, Antonini, Pato, è chiaro che vai incontro poi a queste figure".
Secondo te, patron Berlusconi rimane in carica per amore verso i colori, oppure per una mancanza reale di alternative?
"Non so se una o l’altra, io so che Berlusconi a suo tempo, con l’affare Kakà, ha preso per il naso i tifosi del Milan. Sarebbe stato meglio dire la verità, cioè che Kakà si vendeva per ragioni di bilancio, anziché infilarsi in quel vicolo cieco “non esiste nessuno più ricco al mondo che possa venir qui a toglierci via Kakà. Bisogna capire cosa vuole fare Berlusconi del Milan, e se vuole tenerlo deve investire, che non vuol dire spendere e spandere come il Real, perché è stato dimostrato che, anche spendendo 280 milioni di Euro, vieni sbattuto fuori dal Lione negli ottavi di Champions. Vuol dire però fare il mercato con raziocinio, mettere a disposizione di Leonardo un organico competitivo, per le tre competizioni in cui si scende in lizza, cioè Campionato, Coppa Italia e Champions League. Secondo me sia a Leonardo sia ai giocatori del Milan non gli si può imputare qualcosa, hanno fatto molto più di quanto avrebbero potuto fare in queste condizioni, se qualcuno dopo la cessione di Kakà avesse pronosticato il Milan secondo in classifica ad un soffio dall’Inter, ed eliminato agli ottavi di finale di Champions, sarebbe stato preso per matto".
Il tuo antidoto?
"I soldi sono anche usciti in questi anni, ma sono stati spesi male. Se fate una statistica dei rossoneri che hanno deluso, e gli acquisti flop, vedrete che l’elenco è impressionante. Alla fine, quando ti misuri con il Manchester che ha Rooney, o il sostituto di Cristiano Ronaldo, Valencia, uno dei migliori in campo nella partita contro il Milan, capisci che bisogna essere anche capace di fare gli acquisti".
Hai citato più volte Kakà, come sarebbe andata la sfida europea con lui in campo?
"Non abbiamo sfere di cristallo, tuttavia devo dirti una cosa: Kakà al Real sta offrendo un rendimento troppo al di sotto di quello offerto nel Milan. Il problema di Kakà è essere stato travolto dalla crisi di una squadra, convinta che bastava prendere il meglio sul mercato per vincere, e per fare la tripletta del Barça di Guardiola. La realtà è che, se prendi grandi giocatori e non sai assemblarli, fai questa fine. Comunque io non so dirti se con Kakà il Milan sarebbe passato, ti posso dire che con la cessione non è stato rinforzata la difesa, i problemi del Milan sono stati accusati nella retroguardia".
E se alla fine i vertici del Milan avessero davvero ragione, ponendo le basi per il “tetto” finanziario e l'austherity “minacciati” da Platini?
"Platini predica bene e razzola male, il programma di fair play sarebbe dovuto entrare in vigore dalla stagione 2011/2012, ma ha già procrastinato di tre anni questo avvio. Qui si tratta di essere bravi ad abbinare la gestione oculata del bilancio con l’essere competitivi, è evidente che la strada è virtuosa, non ci piove, perché fino all’anno scorso c’era il proprietario che metteva mano al portafoglio per ripianare il deficit di gestione. Adesso il Milan si è incamminato nella strada che dovrebbe portarlo all’autofinanziamento, per usare una parola tanto cara ai burocrati del calcio in questo periodo. Bisogna parlare chiaro ai tifosi, per seguire questa strada bisogna aspettarsi degli anni di scarse vittorie, di magra, diversi rispetto a quelli che il Milan ha vissuto da quando c’è Berlusconi. I meriti di Berlusconi sono indiscutibili e sono sotto gli occhi di tutti, Berlusconi ha fatto benissimo, il problema più grande è che ormai è affaccendato in faccende molto più serie di quelle squisitamente calcistiche, e non è più interessato al Milan. Ricorderai benissimo il video in cui Berlusconi dice “non credo che ci sia in giro un altro signore che possa venire dal presidente del Milan a dirgli te lo porto via perché ti offro di più”, dico alla dirigenza parlate chiaro ai tifosi. È una regola non applicabile solo al calcio, ma alla vita, a parlare chiaro non si sbaglia mai, a dire le cose con chiarezza si fa bene. I tifosi del Milan sanno come vanno le cose, e non bisogna mentire loro, bisogna giocare a carte scoperte. Poi però bisogna rivitalizzare il vivaio, non è possibile che l’ultimo giocatore da Milan e da alti palcoscenici sia Demetrio Albertini, classe 1971 , è l’amara verità questa. Quali sono gli obiettivi da adesso in poi? Non bisogna più illudere il tifoso!".
Lo scudetto su quale sponda dei Navigli finirà?
"Questo dipende dall’Inter, non dal Milan, secondo me nonostante le frenate oggettive, i nerazzurri sono padroni del proprio destino. La strada del Milan che riparte è complicata, purtroppo, da infortuni imprevisti e gravi, nulla è tuttavia imputabile a Leonardo, che ha fatto molto di più di quanto un allenatore debuttante, in queste condizioni, con questo organico, potesse fare, davvero un plauso per lui".