ESCLUSIVA MN - Serafini: “Mi tengo stretti Leao e Allegri. Serve un mercato mirato, Cardinale deve capire una cosa”
Tanti i temi emersi in vista della prossima stagione e del mercato estivo che è sempre più vicino: dalla situazione di Leao e di Massimiliano Allegri fino ad arrivare alla questione del centravanti. In merito a tutto questo, la redazione di MilanNews.it ha intervistato in esclusiva Luca Serafini che ha risposto così alle nostre domande.
Cosa ne pensi dei fischi a Leao contro l’Udinese? L’anno prossimo lo cederesti?
“Io ho fischiato e insultato tutti i giocatori del Milan da quando ho cominciato ad andare allo stadio, compresi molti miei amici. A Costacurta gliene ho dette di tutti i colori, ad Albertini, a Oddo, a Shevchenko, però finita la partita rimane il valore complessivo del giocatore. A Leao gliene dico come e peggio di tutti i tifosi, ma come finisce la partita rimango convinto che sia il miglior giocatore del Milan da cinque anni a questa parte. Certo poi ci sono Modric, Rabiot, Maignan, però Leao è l’unico giocatore del Milan che vince le partite da solo quando vuole e quando può. Quest’anno non è stato assecondato neanche da una buona condizione, è rientrato dopo sei giornate, non si è mai ripreso molto bene. Poi si parla di questa indolenza ma io nel Milan di indolenti ne ho visti a dozzine, ti cito Boban su tutti, un po’ Savicevic, un po’ Seedorf. Uno mi risponde ‘si ma sono di un altro livello’, ma San Siro li fischiava uguale e se glielo chiedi te lo confermano. Quindi la risposta è Leao lo fischio, lo insulto ma me lo tengo stretto come un Koala, fino a quando regge. I grossi limiti di Leao sono due: uno che non si è evoluto nei colpi, parte a duecento all’ora palla al piede e va in porta ma non batte le punizioni, i cross li fa sempre uguali, non ha arricchito il suo bagaglio. Il secondo grande limite è che avendo un’esplosività così fisica, quando inizia ad avere trent’anni che scema un po’ la velocità, si ridimensiona, ma finché va io me lo tengo”.
Ti aspettavi di più da Allegri sul piano della qualità del gioco? L’anno prossimo saresti per la sua riconferma o cambieresti la guida tecnica?
“No no confermo assolutamente Allegri. Non ero per niente contento della sua ultima parte milanista dopo lo scudetto del 2011. L’estetica è vero, è pessima, però io mi sono domandato spesso una cosa: perché il Milan che era compatto, unito nel girone d’andata, che non prendeva gol, ogni volta che doveva ripartire si sfilacciava, si allargava e solo nei secondi tempi carburava? Questi non erano ordini di scuderia, se tu ti difendi bene compatto in otto e appena hai la palla non vedi più nessuno… il Milan giocava con Maignan, Tomori, Pavlovic e Gabbia, cento passaggi tra di loro e poi lancio lungo. No, tieni la squadra più corta, compatta e puoi partire in contropiede. Al di là dell’estetica, arrivi da una squadra che è arrivata ottava a trenta punti dal primo posto, l’hai tenuta in corsa virtuale, se non per lo scudetto, a dare fastidio fino a marzo. Quando Allegri ci aveva detto che marzo e aprile sarebbero stati mesi decisivi, lì mi domando come mai con un impegno solo, senza le coppe, sei crollato a primavera? Questo è l’aspetto più importante, ma Allegri me lo tengo. La condizione che lui rimanga è un mercato mirato, che non è una questione di budget ma di scelte, e la società dovrebbe dire Allegri rimane, poi magari non è vero, ma deve compattare l’ambiente interno dello spogliatoio dicendo ‘l’allenatore è lui, le voci della nazionale non sono vere’, anche se sono vere. Ma io tengo Allegri e tengo Leao”.
Anche quest’anno il problema del centravanti è stato evidente, un nome per il prossimo attaccante? Saresti per un cambio modulo?
“Io penso che il modulo è stato imposto dalla rosa, a seconda delle caratteristiche dei giocatori Allegri ha fatto il 3-5-2, tenendo conto che nelle ultime due stagioni ha preso quasi cento gol quindi doveva proteggere la difesa. Lo ha fatto mettendo tre centrocampisti, ha voluto anche Rabiot, con tre centrocampisti e con gli attaccanti che aveva o non aveva, perché tra Nkunku, Gimenez, Fullkrug, non li aveva. Hai dovuto fare con Pulisic e Leao che sono due esterni, Pulisic può anche fare il trequartista ma sono fondamentalmente due esterni, quindi senza centravanti fai quella cosa lì. Di conseguenza ci vogliono delle scelte mirate. L’attaccante per me l’estate scorsa era Vlahovic, non c’era un altro nome. Sono convinto che lui in un ambiente come quello del Milan, dove i tifosi lo avrebbero accolto bene, sostenuto, coccolato, perché il tifoso milanista non è come lo juventino o l’interista che li prende tutti di punta, no il milanista li coccola, li sostiene, li protegge, Vlahovic si sarebbe ripreso. L’altra alternativa è Osimhen se vogliamo fare fantamercato, fantasie. Uno potente, veloce, bravo, uno che va, con Leao farebbe una coppia spaziale. Io non so se il Milan punterà su profili come questi. Lewandowski? Ti va bene una volta con Giroud, una volta con Ibrahimovic, con Kjaer, con Modric, però non lo so. Il problema del centravanti va risolto definitivamente non estemporaneamente, devi prendere un centravanti sul quale puntare nei prossimi cinque anni. Magari è Gimenez, ma fino ad ora non si è visto”.
L’anno prossimo ti aspetti un cambio a livello dirigenziale o rimarrà tutto così?
“Guarda, giustamente i tifosi se la prendono con i singoli, con Cardinale, con Ibrahimovic, con Furlani. La realtà è che c’è una proprietà che ragiona in un certo modo, quindi non è che risolvi il problema sostituendo le pedine, è un discorso più che umorale di competenze. Se tu metti Gazidis, Gazidis fa la parte economico amministrativa ma non mette il becco nelle scelte del mercato. Questo è fondamentale e non deve avvenire. Io mi aspetterei che alla fine, per sfinimento, Cardinale capisca che il calcio italiano e il Milan non sono i Los Angeles Lakers o i Chicago Bulls dove alla gente che vinca o che perda non importa, basta che va al palazzetto, mangia l’Hot Dog, si beve la birra e va a casa. Qui non è così. Spero questo quindi, perché c’è stato un accantonamento del club, della curva, che non va bene. Il calcio vive in Italia e nei paesi latini di affezione, di trasporto, di emozioni, non di spettacolo con i pop-corn e la birra”.