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ESCLUSIVA MN - Schemmel: “Di Canio un mix tra Zizou e Cantona. Ma in aereo se la faceva sotto: una volta lo fece fermare e scese prima del decollo”

di Redazione MilanNews

Sébastien Schemmel, interivstato da MilanNews.it, si è espresso cosí sull'ex rossonero Paolo Di Canio, suo compagno ai tempi del West Ham. L'ex Lazio e Sheffield Wednesday partecipa spesso a gare con Milan Legends in giro per il mondo. 

Flop in rossonero dal 1994 al 1996 ma un Dio a Londra:

"È il giocatore più forte che io abbia mai visto in vita mia. Ho affrontato gente come Beckham, Giggs, Van Nistelrooy, Roy Keane, Henry… ma Paolo era un’altra cosa. Era un genio, un artista… qualcosa di diverso. In campo, fuori dal campo e anche dopo: un fuoriclasse assoluto. Arrivava perfino a cambiare la formazione all’intervallo, aveva un’aura incredibile. Mi diceva sempre: ‘Seb, dammi la palla e corri’. Io sapevo che la palla mi sarebbe arrivata tra i piedi… solo un genio poteva riuscirci con quei gesti. Il gol che ha segnato al Wimbledon resta uno dei più belli mai visti in Inghilterra. In una partita contro il Chelsea, su un mio assist, segnò all’incrocio da 35 metri dopo un controllo straordinario. Geni come Paolo Di Canio non ne nasceranno più: di Paolo Di Canio ce n’è uno solo. Zidane magari era super tecnico… ma Paolo era completo: grande uomo, leader in campo e un fratello maggiore fuori dal campo".

Non ricordava un po’ Cantona?
“Sì, era un po’ pazzo come l’ex Manchester United. Una volta fece fermare un aereo sulla pista prima del decollo perché all’improvviso sentì che qualcosa non andava. Ebbe come un’intuizione, un flash… e decise di scendere. Bloccò l’aereo, scese e raggiunse Liverpool in macchina. Il giorno dopo giocammo proprio lì e lui fece gol. Quel giorno pensai tra me e me: per far fermare un aereo prima del decollo devi avere davvero un’aura pazzesca. Questo era Paolo… una persona di una gentilezza fuori dal comune, nonostante qualcuno dicesse che fosse poco socievole. Non è vero: aveva un grande cuore. Quando organizzavamo eventi di beneficenza era sempre il primo ad arrivare. Con noi francesi era disponibilissimo e provava persino a parlarci in francese. È stato un vero personaggio: un mix tra la follia di Cantona e il talento di Zidane. E queste due cose insieme hanno fatto di lui un grandissimo".

L’approdo in Inghilterra - Secondo Sébastien Schemmel, l’arrivo di Di Canio in Inghilterra ha cambiato il volto del calcio inglese nel 1996:
“Di Canio faceva parte del grande Milan degli anni Novanta. Arrivò in Premier League quando i club non avevano ancora l’abitudine di acquistare giocatori stranieri… e stravolse l’immagine globale del campionato con il suo genio italiano e la sua visione. All’epoca si usavano molto i lanci lunghi, perché i giocatori tecnici erano pochi. Lui e Cantona hanno cambiato tutto grazie alla loro ‘cultura’. E oggi, se la Premier League è il miglior campionato del mondo, è anche grazie a personaggi ‘matti’ come loro (ride, ndr). Allora, per giocare in Inghilterra, dovevi essere un po’ matto… oggi è tutto più facile. Per emergere servivano qualità particolari, e Paolo era di un livello superiore. Anche se era fascista. Le 12 giornate di squalifica dopo la spinta all’arbitro e quell’episodio in cui prese il pallone con le mani per fermare il gioco dopo l’infortunio del portiere: Di Canio era tutto questo. Oggi nessuno lo farebbe più… un attaccante segnerebbe. È stato un genio incompreso. Ancora oggi, quando andiamo agli eventi insieme, ci sono migliaia di persone ad aspettarlo in giro per il mondo, cantando il suo nome. O lo ami o non lo ami, non c’è via di mezzo. E mi viene in mente un altro aneddoto…”.

Ci dica.
“Se non gli piaceva la formazione scelta dall’allenatore, prima del fischio d’inizio la cambiava: ‘Seb, tu vai più in alto’. Decideva lui, era incredibile.
La sua qualità più grande era che dava sempre tutto in allenamento, non si tirava mai indietro. Quando parlava, lo ascoltavamo tutti. E la sua parola era legge: anche l’allenatore spesso gli dava ragione. Molte partite le abbiamo vinte grazie ai suoi cambiamenti tattici. Io per lui ho solo rispetto. Nel 2003 siamo retrocessi perché era infortunato e squalificato. Quando viene a mancare il direttore d’orchestra, tutto diventa più difficile… è stato un duro colpo per il morale, ma eravamo troppo dipendenti da lui".


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