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ESCLUSIVA MN - Savicevic: "Berlusconi il primo ad aver capito il mio calcio. Oggi giocherei ovunque"

di Lorenzo De Angelis

Nel corso del primo appuntamento del podcast "Derbyssimo Legends x MilanNews" (CLICCA QUI per vedere la puntata completa su YouTube), Stefano Fisico e Stefano Eranio hanno intervistato il "Genio", Dejan Savicevic, storico numero 10 del Milan di Silvio Berlusconi, che ha vestito la maglia rossonera dal 1992 al 1998 vincendo 3 campionati italiani, 3 Supercoppa Italiane, una Champions League ed una Supercoppa UEFA. 

Sei stato più istinto o più qualcosa che non si può allenare?
"Io non ero un giocatore da isinto, ero un giocatore più diverso. Qualche volta ero ispirato, qualche volta meno. A me piaceva giocare la sera più che alle 15.00, perché Capello ci svegliava molto presto al mattino e dopo se non riuscivo a dormire erano guaio. Da noi (in Montenegro, ndr) il giorno della partita di ci si alzava così presto, mentre Capello ci obbligava a farlo. Per questo mi piaceva giocare la sera perché durante il pomeriggio si poteva dormire un'ora o due". 

Quando hai capito che potevi fare cose che gli altri non riuscivano?
"Io ho giocato dal 1984 ed ho cominciato ad essere titolare poco prima dei 18 anni. Ho giocato 3 stagioni, non avevo un rendimento altissimo, però per un ragazzo sai...Non capivo perché giocavo centrocampista, volevo chiudere ogni azione, ma dopo il 60esimo non stavo in piedi. Da lì ho capito che non potevo fare sempre io tutto. Alla terza stagione, dopo due da titolare, avevo capito che avrei potuto fare una grande carriera, tra gli interessamenti della Stella Rossa, dell'Hadjuk Spalato, ho fatto l'esordio in Nazionale nel 1986. E da lì l'ho capito. Prima di quel momento non speravo neanche di arrivare nella Stella Rossa". 

Qual è stata la difficoltà maggiore quando sei arrivato al Milan?
"Ho sofferto molto le prime preparazioni a Milanello. Avevo quel problema lì all'inizio. Ho sofferto anche quando non giocavo qualche partita. Mi allenavo però gli allenamenti per me non potevano sostituirsi alla partita e al ritmo gara". 

Quanto ti sentivi dentro fuori al progetto? Quanto era difficile essere Savicevic?
"Non ho vissuto un buon momento, ero nervoso. Volevo lasciare il Milan dopo sei mesi però dopo mi ha convinto Berlusconi. Poi dopo ho avuto altri problemi con Capello ma dopo la finale di Tokyo, persa, ho cominciato a giocare dopo quasi un anno e mezzo. Nel primo anno Capello aveva difficoltà di scegliere, e aveva ragione nel non voler cambiare, considerando la difesa storica e i 3 olandesi. Io ho cercato spazio, non ero abituato a stare in panchina. Non potevo e non volevo stare in panchina, come successe a Bruxelles anche per via della regola dei soli 3 stranieri in campo".

Cosa hai pensato prima della finale contro il Barcellona? Quando invece eri dentro?
"Era un momento difficile senza Baresi e Costacurta. Loro ci hanno sottovalutato. La cosa che ci ha aiutato e caricato di più è stato Cruijff piuttosto che Capello. Eravamo una squadra forte, e invece lui pensava di stravincerla. A me caricò più lui che il mister. Quando sono arrivato allo stadio, prima della partita, mi sono detto di giocare la partita come tutte le altre,  come se non fosse una finale, scrollandomi di sosso la pressione. Ho messo le scarpe e sono entrato in campo". 

Cambia la tua storia senza qualla partita?
"Era il momento giusto per me. Mi è dispiaciuto che l'anno dopo non ho giocato la finale, ma ho avuto la sfortuna di farmi male. È il più grande rammarico della mia carriera non essere riuscito a giocare a Vienna contro l'Ajax. Volavo". 

C'è stato nel Milan qualcuno che non capiva il tuo modo di giocare?
"No. Nel Milan c'erano sempre giocatori da grande valore. Dal '96 la società cominciò a comprare giocatori non all'altezza, sbagliando alcuni acquisti degli stranieri. Quando si è aperto il mercato sono arrivati alcuni giocatori non all'altezza del Milan, come anche adesso". 

Chi è stato il primo a capire il tuo calcio?
"Berlusconi". 

Dejan Savicevic, oggi, giocherebbe?
"Ma si Stefano. Baggio, Del Piero, Totti, che non correva più di me. Giocatori con questo talento durano di più. O li metti a giocare dietro la punta, oppure gli trovi un centrocampista che corra per lui". 

Ci sono giocatori con talento in giro per il mondo?
"Quello che vedo è che ci sono un paio di giocatori in giro per l'Europa, Kvaratskhelia. Il PSG ha fatto bene con Dembélé, Barcola, Doué. Ha la possibilità di scegliere e non sbagliare. Loro hanno tanti giocatori forti, ma Luis Enrique li lascia giocare. C'è Mbappé, Yamal. Ho visto anche Olise, Karl del Bayern Monaco. Sono quei giocatori che fanno la differenza, quelli per cui paghi il biglietto". 

Quale sarebbe la squadra per Dejan Savicevic
"Barcellona. Oggi il PSG gioca come il Barcellona di Cruyjff. Luis Enrique ha portato a Parigi quella filosofia. Sorpreso anche da Flick, anche se per giocare quel tipo di gioco devi avere Baresi e Maldini dietro, non quella gente lì". 

Qual è la squadra invece dove non riusciresti proprio a giocare?
"Guarda: tu fammi giocare e poi troverò i miei 2 minuti nei 90. A me piaceva giocare, se mi mettevi in tribuna o panchina ero nervoso". 

Se avessi la bacchetta magica cosa cambieresti?
"Se potessi giocherei la finale del '95 contro l'Ajax. Inoltre mi dispiace non essere mai stato forte fisicamente". 

Il talento è...
"È un dono della natura, o di Dio". 

Il gol al Barcellona per te è...
"Un premio". 

Il Milan per te è...
"Una giusta scelta". 

Il calcio di oggi ha perso...
"Maradona". 

I giocatori più forti con cui hai giocato?
"Baresi, Maldini, van Basten" 


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