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ESCLUSIVA MN - Bonfanti: "Milan, dirigenza divisa e gioco di Allegri noioso. Gila? Senza Champions..."

di Manuel Del Vecchio

Il Milan cerca disperatamente la qualificazione alla prossima Champions League, basterebbero sei punti nelle prossime tre partite, ma l’ambiente è di nuovo in subbuglio: c’è enorme insofferenza verso Gerry Cardinale e Giorgio Furlani, e domenica sera a San Siro è pronta una nuova contestazione del tifo organizzato. Ne abbiamo parlato con Francesco Bonfanti di Netweek. Queste le sue dichiarazioni:

I tifosi hanno ormai espresso in tutti i modi il loro dissenso verso società e proprietà: nelle ultime ore è venuta fuori una raccolta firme, oltre 30mila partecipanti, per chiedere le dimissioni di Furlani. Come andrà a finire?

“Credo che dal punto di vista pratico non penso ci possano essere delle conseguenze particolari. Non credo che una proprietà come quella di Cardinale possa farsi influenzare all’atto pratico. Detto questo però è un sentimento che va preso seriamente in considerazione perché testimonia un fortissimo malcontento da parte di molti tifosi del Milan, e secondo me sono molti di più degli oltre 30 mila che hanno firmato la petizione. Per quanto una società tenda a non occuparsi di questo genere di cose farebbe bene invece ad ascoltare questo tipo di allarme. Il fatto che i tifosi si siano organizzati per la petizione, che durante Milan-Atalanta ci possa essere una contestazione, secondo me rappresenta un sentimento importante da parte dei tifosi del Milan. La società sarebbe miope a non prenderla in considerazione”.

I risultati sportivi della gestione RedBird-Furlani infatti non sono così entusiasmanti… Cambiare AD sarebbe funzionale al futuro del club?

“La base di partenza è che quando hai a che fare con un fondo hai a che fare con persone che non si occupano di calcio e di sport ma si occupano soltanto di denaro, quindi tutto ruota intorno al conto economico del club. Che Furlani abbia fatto un buon lavoro risanando quella che, a loro dire, era una situazione drammatica quando hanno preso il club è un dato di fatto. Però è stato fatto attraverso il cosiddetto player trading, che è lo strumento principale di chi si occupa di fondi. Questa è una cosa per certi versi drammatica: la tua forza non nasce dalle vittorie e dal campo, ma ti si crea attraverso solo il player trading, la cessione dei calciatori più forti, che è un po’ l’anticalcio dal punto di vista del tifoso. Il fatto di essersi ridotti ogni anno ad individuare il giocatore da cedere sul mercato, così si fa la plusvalenza e così si sistemano i conti è una cosa inaccettabile. Il fatto che un club debba essere virtuoso siamo perfettamente d’accordo, perché non siamo più nei tempi dei Berlusconi e dei Moratti. Oggi c’è una maggiore attenzione da parte della UEFA con il FPF. Tutte cose giuste e corrette, ma non può essere questo il metro di valutazione di un fondo. Sistemare i conti vendendo i più forti non è la strada”.

Sulla stagione del Milan:

“Io ho l’impressione che il Milan sia esclusivamente orientato a questo dal momento in cui, all’inizio dell’anno, è stato detto che l’obiettivo era quello di andare in Champions League. Ma così dai un messaggio profondamente sbagliato. Dai un alibi ai giocatori e un qualcosa che si traduce nell’atteggiamento della squadra. Allegri a luglio l’ha detto più volte e l’ha ripetuto in modo ossessivo durante l’anno: “Facciamo un passettino alla volta verso la qualificazione alla Champions”. Per i tifosi sono concetti difficile da accettare, soprattutto in un anno senza coppe e in un anno in cui il campionato per due terzi è stato senza un padrone. Così facendo ti sei quasi auto chiamato fuori da una corsa scudetto che si poteva percorrere, e il Milan l’ha fatto con un calcio speculativo, superato, antico, finalizzato solo al prendere meno gol possibili, a segnare un gol e poi difendersi. Può aver funzionato per una parte di campionato, ma in questo momento sta dimostrando tutti i suoi limiti, con una squadra in evidente crisi di gioco e di risultato”.

In caso di mancata qualificazione in Champions chi sarebbe il maggiore responsabile?

“Punterei il dito simultaneamente verso società ed allenatore. Avrebbero colpe evidenti. La società per non aver mai veramente messo chi doveva decidere nelle condizioni di creare una squadra da Champions League. C’è anche questa questione di una dirigenza che ci viene descritta come molto divisa al suo interno. C’è un DS come Tare che non credo sia stato messo nelle condizioni ideali per lavorare: sembra sia stata un po’ una pillola da dare ai tifosi la scorsa estate per cercare di far vedere che il trend era cambiato dopo il fallimento della passata stagione, quando Cardinale aveva pensato di sistemare tutti i problemi solo con un Senior Advisor. Senior Advisor che io ora vedo più giocare a padel o in palestra piuttosto che occuparsi di calcio… Quindi è stato messo un DS ma poi non sono convinto che sia stato messo nelle migliori condizioni per poter lavorare”.

Ad esempio?

“La stessa società a gennaio dice che non ci sono soldi per intervenire sul mercato e poi prova a prendere Mateta. Ma invece arriva solo Fullkrug, con il suo rendimento che è sotto gli occhi di tutti. Una grandissima confusione dal punto di vista della società. Una serie di decisioni in contrasto l’una con l’altra. Però non posso considerare Allegri esente da colpe”.

Ci dica:

“Il suo è un gioco superato, non rispecchia l’attuale situazione calcistica. Non dobbiamo prendere necessariamente PSG-Bayern Monaco come paragone, ma non possiamo accettare che lui dica che il 5-4 è frutto solo di bei gesti tecnici. La differenza non la fanno solo i gesti tecnici, i giocatori aiutano a migliorare lo spettacolo, ma è l’idea di calcio offensivo e propositivo a fare la differenza. Non mi sembra che il Como abbia una rosa superiore a quella del Milan, ma il Como fa calcio. Il fatto che si debba raggiungere un risultato va bene, ma non vedo perché le due cose debbano essere messe in contrapposizione. O raggiungi i risultati o giochi bene. Ma le due cose insieme non si possono fare? L’Inter ha vinto giocando bene, facendo un buon calcio. La Juventus di Spalletti ha recuperato molti punti facendo un buon calcio. La Roma di Gasperini neanche a dirlo. Il Milan ha questo gioco molto superato, mi permetto di dire noioso, in cui vedo veramente poche idee. Pochissime idee. L’ultimo Milan veramente convincente è stato quello del tanto bistrattato Pioli, che comunque da dopo il Covid ha mostrato un calcio propositivo e divertente”.

E quindi cosa vuol dire giocare bene?

“Significa aggressione immediata, verticalità, velocità nel passaggio della palla, intensità nel gioco. Sono tutte caratteristiche che io in questo Milan non vedo”.

Qualche settimana fa avete dato questa notizia del Milan su Gila della Lazio. Riesci a dirci di più?

“Sicuramente il fatto che il Milan non sappia quale sarà il suo futuro sta bloccando inevitabilmente certe operazioni come quelle di Mario Gila. Da quello che so è un giocatore che il Milan ha bloccato da tempo e con cui, soprattutto Tare, aveva già trovato un accordo. Ci sono due questioni. Cosa proporre a Gila: un conto è un Milan in Champions e un conto un Milan senza Champions. In quel caso ci sarebbero offerte che magari lo stesso giocatore potrebbe preferire, anche se per quanto lo riguarda la destinazione Milan è sempre stata molto gradita. E poi c’è il discorso Lotito, perché nonostante Gila abbia un solo anno di contratto Lotito non è un cliente facile con cui andare a trattare, tenendo conto anche che la Lazio dovrà dare il 50% del ricavato al Real Madrid. Lotito non vuole svenderlo e cercherà di tirare la corda il più possibile. Io credo che il Milan confidi nel fatto di andare in Champions League. Qualora dovesse essere così alla fine credo che lo stesso Gila, a meno che non ci sia un intervento a gamba tesa con una proposta sensibilmente maggiore, possa scegliere il Milan”.

intervista di Lorenzo De Angelis.

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Ep. 916 - ESCUSIVA MN - Bonfanti: "Milan, dirigenza divisa e gioco di Allegri noioso. Gila? Senza Champions..."
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