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ESCLUSIVA MN - Bergomi: “Il Milan deve provare a vincere l’Europa League. Ibra? Maldini diceva che non si nasce dirigenti ma si deve studiare”

di Andrea La Manna

Alla presentazione del podcast "Derbyssimo Legends", la redazione di MilanNews.it ha intervistato in esclusiva Beppe Bergomi, il quale ha trattato vari temi, dalla stagione appena conclusa a quello che succederà nel prossimo futuro in casa rossonera. Di seguito il contenuto dell’intervista.

Ti aspettavi la decisione di RedBird di sollevare dall’incarico sia la parte sportiva che la parte societaria? Hai condiviso questa scelta?
“Quando non raggiungi un obiettivo sicuramente bisogna fare delle scelte, dolorose, ma secondo me che andavano fatte, giusto o sbagliato lo valuteranno loro. Però quando arrivi in queste situazioni, il cambiamento ti deve dare la forza veramente di innovare e di cambiare completamente e la storia del Milan ci insegna questo. Io ho i capelli bianchi e so i tempi di Farina, quando poi arriva Berlusconi che porta Sacchi, c’è un’innovazione. Certo che oggi portare qualcosa di diverso nel calcio dove le conoscenze ampie è più difficile, però è un’opportunità per il Milan per poter ripartire”

Il futuro del Milan è in mano a Ibra e Cardinale, ma le idee di quest’ultimo sono adeguate a quella che è la storia e l’ambizione del Milan? 
“Allora, dobbiamo partire da un presupposto, il calcio italiano. Il calcio italiano secondo me per essere competitivo in Europa è difficile, però in Italia certo che deve essere competitivo. Ricordati sempre che chi ha le maglie di Milan, Inter e Juventus deve sempre competere per vincere il campionato, anche nelle difficoltà. Il problema è a livello europeo, la Champions deve essere un’opportunità. Pensare di competere col Bayern Monaco, col PSG, col Manchester City diventa difficile, l’Inter c’è riuscita una volta ma è sempre più difficile perché il gap si allarga sempre di più. Quindi il Milan deve cercare di ripartire, pensare sul campionato ma pensare di poter vincere l’Europa League perché è una vetrina, perché adesso la vedi come una negatività, ma quando ci sei dentro, io lo so siccome la commento, lo so, quest’anno l’Aston Villa era favorita e l’ha vinta, l’anno prossimo il Milan come la Juventus devono partire per cercare di vincere”.

In Italia, nel breve termine, vedi nel Milan una squadra competitiva?
Secondo me il Milan quest’anno, non me ne vogliano Allegri e i tifosi milanisti, ha giocato un po’ con il freno a mano tirato. Questa è una squadra che ha talento, giocatori da uno contro uno europei, parlo di Pulisic, Saelemaekers, Leao, mi direte il centravanti, va bene. Però il Como ha Douvikas che ha fatto 14 gol, non è questione di nomi ma di impostazione, di far crescere i giocatori che hai a disposizione. Quindi il Milan può partire già da una buona base, non è lontano, si deve concentrare sull’obiettivo principale che in questi anni ha tralasciato che è il centravanti”.

Quindi è stato giusto l’esonero di Massimiliano Allegri?
“Guarda, non c’è un giusto o sbagliato, poi per come ragioniamo noi italiani conta tanto il risultato e quando non lo ottieni ci sta un cambiamento, perché non succede solo al Milan ma un po’ dappertutto”

Zlatan Ibrahimovic partirà a breve per il Mondiale, riuscirà a costruire un Milan competitivo essendo dall’altra parte del mondo?
“L’importante che prima di partire scelga l’allenatore e il direttore sportivo che saranno quelli che dovranno costruire la squadra in collaborazione con il proprietario e Ibrahimovic. Può stare anche là, ma deve dare disponibilità e voglia per poter costruire attraverso idee e competenze. Però, come diceva Paolo Maldini, non si nasce dirigenti, chi è stato calciatore non è per forza un grande dirigente, però si può imparare e crescere e quindi può crescere anche lui”.

Un nome per la panchina?
“Ma io sono per il cambiamento, non faccio nomi”

Quindi sei comunque d’accordo nella scelta del modello Fabregas?
Ma siamo lì, ragazzi bisogna guardare avanti. Io conosco tutta la storia del Como, ci ho anche allenato lì, so cosa sta facendo, so il centro sportivo, ma uno che dice ‘Allarghiamo il campo’ vuol dire che ha mentalità. Una volta le piccole lo bagnavano e lo stringevano, lui lo allarga per crescere. Bisogna crescere”.


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