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ESCLUSIVA MN - Bartoletti: "Ambrosini, il dolore di Galliani è indicativo. Boateng? Nessuno sarebbe disperato"

di Gaetano Mocciaro

La stagione 2013/2014 sta avendo inizio tra addii dolorosi e incontrollate voci di mercato. Il noto giornalista Marino Bartoletti, ai microfoni di MilanNews.it fa il punto della situazione in casa rossonera spaziando da Ambrosini a Boateng, da El Shaarawy ad Allegri.

Marino Bartoletti, l’addio di Ambrosini ha diviso. Poteva esserci un addio diverso o è stato giusto così?

“Fermo restando che l’addio di Agnelli a Del Piero resta insuperabile su questo divorzio non vedo nessun peccato particolare, anzi. Nell’annuncio di Galliani ho visto una discreta sofferenza, il dolore non di un dirigente ma di un amico, un compagno di viaggio. Il Milan ha indicato una certa linea coerente e la persegue”.

Magari come un anno fa si poteva dare modo al giocatore di salutare i tifosi per l’ultima di campionato

“Questo è vero, ma conoscendo la sensibilità del Milan non mancherà un saluto pubblico. Se qualcuno avesse detto ad Ambrosini che avrebbe giocato l’ultima partita col Milan gli sarebbe dispiaciuto e quella che poteva essere una festa magari era una serata malinconica. Fermo restando che il Milan nell’ultima giornata si giocava una partita importante e non poteva rilassarsi”.

Su El Shaarawy le voci di mercato continuano ogni giorno. Sarebbe giusto venderlo per 40 milioni o bisogna cercare di salvaguardare un pilastro del progetto giovani?

“La partenza di El Shaarawy contraddirebbe la politica dei giovani. Nel 2013 però non ci sono società al mondo che possano resistere a offerte di un certo tipo e il Milan, immagino, può trovarsi costretto a valutare offerte irrinunciabili. Una volta era il contrario, con gli altri che cedevano alle offerte del Milan, ma i tempi sono cambiati. In ogni caso si è dimostrato che qualche guizzo di mercato a buon mercato, scusate il gioco di parole, il Milan ce l’ha: basti vedere Balotelli”.

Boateng può andare via: nessun rimpianto?

“Boateng non è stato all’altezza dell’investimento non solo economico. Non so se lui si è mai sentito milanista, se è andato in campo col freno a mano, se quelle erano le sue potenzialità. Se dovesse essere ceduto non credo che i tifosi del Milan si possano disperare”.

E dire che a inizio stagione ha avuto la maglia numero 10. Forse esagerato, a giudicare chi l’ha indossata in passato: da Rivera a Gullit, da Savicevic a Rui Costa

“Tra i nomi citati basterebbe solo Rivera per rendere l’idea. Ma nel calcio moderno le maglie lasciano il tempo che trovano. Anche se ci sono dei numeri che andrebbero rispettati di più, specie in certe squadre”.

Una battuta infine su Allegri. Crede ci sia davvero totale fiducia nei suoi confronti?

“Sicuramente Allegri conta sulla fiducia di Galliani che ha fatto restare unito il matrimonio. Certo, il disagio in questa stagione per Allegri sarà da mettere in preventivo ma credo che Allegri possa lavorare benissimo e Berlusconi alla fine vuole il bene del Milan”.

 


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