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Summit di calciomercato: le linee guida emerse dall'incontro. 4-3-3, Leao e rimonta: tutto passa da Napoli

di Pietro Mazzara

Il pareggio dell’Inter contro la Fiorentina ha riacceso, tra Milan e Napoli, quella scintilla di speranza per una rimonta scudetto che, detto francamente, vedo ancora molto complicata sia per i rossoneri sia per gli azzurri. Il motivo non sta tanto nell’Inter, che avendo sei punti di vantaggio può permettersi di sbagliare ancora due partite, quanto nel Milan che già con Como, Parma e Lazio ha dimostrato di non aver avuto quel qualcosa in più per poter prendersi l’abbrivio sui cugini. E alla ripresa dalla sosta per le nazionali ci sarà un Napoli-Milan che in caso di non vittoria, al netto del risultato dell’Inter contro la Roma, taglierebbe definitivamente le gambe ad ogni discorso oltre a valere una bella fetta di secondo posto. Riascoltando alcuni racconti di diversi giocatori che vinsero lo scudetto nel 1999 con Alberto Zaccheroni in panchina, viene da pensare che il Milan attuale dovrebbe prendere spunto da quella squadra: pensare a vincere le partite una alla volta e poi guardare cosa succede davanti per capire se c’è modo di riaprire un discorso che appare sempre complicato, al netto delle sbavature interiste che aumentano un po’ i rimpianti per quello che poteva essere e non è stato.

La scorsa settimana c’è stato, a Casa Milan, un primo summit programmatico per il calciomercato estivo. C’erano tutti: Allegri, Tare, Ibrahimovic e Furlani. Una tavola rotonda dove tutti hanno messo sul piatto le macro idee d’azione. E sembra, da quanto emerso, che sui temi generali ci sia unità d’intenti. Ovvero la necessità di inserire giocatori pronti e importanti per reggere il doppio impegno, i ruoili da migliorare, ma anche la possibilità di inserire dei profili giovani. Quest’ultimi devono essere, però, un completamento prospettico della squadra a meno che non si trovi davvero un jolly clamoroso. Ma il tutto dovrà essere guidato da due fattori fondamentali: l’unione d’intenti (interna e comunicativa) e le indicazioni da parte dell’allenatore. Perché piaccia o meno, oggi Massimiliano Allegri è l’unico mister in grado di poter dare una continuità credibile al progetto Milan.

Poi c’è il campo. Perché il passaggio al 4-3-3 avvenuto già nel primo tempo di Milan-Torino fa ben sperare per l’immediato futuro. A Max, personalmente, non ho mai chiesto calcio champagne o altro, ma una squadra più aggressiva e più votata al prendere in mano le partite con un altro piglio mentale quello si. Perché non è un caso che il Milan, specie nel secondo tempo, apra in due il Torino aggredendolo e dando una trasmissione del pallone più veloce, con i movimenti fatti nei tempi giusti e creando una serie di occasioni potenziali che hanno messo all’angolo il Toro. Al costo di sacrificare qualcuno in difesa e in avanti, il 4-3-3 può essere la chiave per il rush finale.

E può essere il modo anche per far tornare in sorriso a Rafael Leao. Vero, una settimana fa qui su MilanNews.it scrivevo che Allegri non avrebbe cambiato modulo per un solo giocatore, ma se il resto della squadra dà segnali positivi, allora la ragion di stato potrebbe portare a dei cambiamenti. E Rafa, che ha vissuto una delle settimane più toste della sua carriera, potrebbe essere l’arma in più. Perché da prima punta non si trova, non è il suo nonostante ci abbia messo impegno e dedizione, mentre largo sulla fascia potrebbe ritorvare quel sorriso tecnico che lo rende uno dei giocatori più forti del campionato, quando si accende. Rimanere a Milanello per curarsi e saltare la pausa per le nazionali non potrà che fargli del bene.


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