Succede solo a chi ci crede... La solitudine di Allegri. La Marotta League e il becerume
All'Olimpico contro la Lazio si è consumata la residua illusione di una squadra che potesse in qualche modo infastidire l'Inter nella corsa scudetto. Aver raggiunto i 60 punti con un gruppo che al primato, di fatto, non ha mai pensato, costituisce quindi un risultato eclatante di cui va dato merito ad Allegri. Se è vero come è vero che l'allenatore per primo non ha mai fatto voli pindarici nemmeno nel chiuso dello spogliatoio, è giusto così. Ritorno in Champions e basta: questa era la massima ambizione e questo è il traguardo vicino. Adesso, semmai, si tratta di non buttare al vento il bottino accumulato e di difendere la posizione, che resta comunque di prestigio (il secondo posto).
Succede solo a chi ci crede: era lo slogan del 2022, evidentemente non lo era in questo caso. Del resto, nella giornata in cui puoi finire a -5 dalla vetta in tribuna a Roma c'era solo Igli Tare a rappresentare la società: un buon termometro... Così nel dopopartita, per esempio, sarebbe stato normale tenere a rapporto i giocatori, capire cosa è successo a Leao, comunicare in maniera corretta questo e altri temi. Si chiama "stare vicini alla squadra".
Mano a mano che il vero obiettivo minimo sindacale prende forma, quello di tornare in Champions, è necessario mettere la testa (una sola, possibilmente) sul mercato. Le linee deve dettarle Allegri, il lavoro deve farlo Tare. Non ci sono alternative, non ci devono essere strade parallele. Saranno loro a mettere i freni a chi vede tutti da buttare a mare, saranno loro a decidere chi e cosa serve per tornare competitivi in Serie A e soprattutto per fare bella figura in Champions, perché la storia del Milan insegna che l'importante non è mai solo partecipare. In Italia e in Europa.
Se esistesse la Marotta League, funzionerebbe assai male: 3 scudetti persi negli ultimi 5 anni, l'ultimo nel 2024 per veleni arbitrali mai sopiti, come quelli del derby e contro l'Atalanta nelle ultime 2 partite che potevano riavvicinare il Milan alla vetta. Ho sempre pensato che chi gioca a un tavolo sapendo che uno bara, o si alza e se ne va oppure lo denuncia con le prove. Nessun campionato è deciso a tavolino, nessuno. Molto semplicemente, Marotta è bravo - il più bravo - a fare il suo mestiere: sostiene e difende gli interessi dell'Inter dove può e deve farlo, mentre le proprietà straniere per lo più trascurano troppo l'aspetto politico dello sport. Dire, come ho detto, che anche nella compilazione dei calendari l'Inter faccia pesare le sue esigenze, non vuol dire aggiustare la frequenza o il valore degli avversari, ma le date. Come è normale che sia e come dovrebbe essere normale per tutti. Purtroppo il becerume che circonda oggi il calcio non capisce o fa finta di non capire.
Sul dirigente ognuno può pensarla come vuole, sull'etica dell'uomo ho una storia personale con Marotta che mi permette di giurare sul suo spessore elevato.