Sacchi come Platone, come Galileo, come Cartesio, come Copernico
E’ il luglio 2015. L’Uefa annuncia che la squadra più forte di ogni tempo sia stato il Milan 1988-1990, quello allenato da Arrigo Sacchi. Parlare di squadra è già limitativo, parlare di calcio è già insufficiente. L’allenatore di Fusignano, insieme a quell’inarrivabile insieme di Fuoriclasse, ha creato un gioco nuovo, straordinario , unico. Senza Galli, Tassotti, Filippo Galli, Costacurta, Baresi e Maldini, la difesa più forte di ogni tempo, senza Colombo, Rijkaard, Evani, Ancelotti, Donadoni, senza Van Basten, Gullit, Virdis, l’allenatore milanista non avrebbe magari raggiunto i vertici di gioco, creati dalla sua mente.
Tutto è nato però dai suoi studi, dalle sue conoscenze, dai suoi metodi di allenamento rivoluzionari che esercitavano la testa prima ancora che le gambe e la tecnica. Incredibili le partite a Milanello, spesso giocate con gli undici che si muovevano senza avversari e senza palla, corti, armoniosi, intonati. Una moderna falange Macedone, lo schieramento bellico creato da Filippo II di Macedonia. Falange viene dal greco “Falanx, che significa “Rullo”. Come la famosa formazione di fanteria, anche il Milan diventava un rullo sul campo ,che spesso schiacciava gli avversari. E’ stato bello e indimenticabile assistere alla nascita di questo Mito ,di questa Leggenda del calcio, alla nascita dunque degli Immortali. Milan –Fiorentina poteva sembrare solo la seconda partita del campionato 1987-I 1988. Invece, in quel caldo pomeriggio di settembre, i settantaquattro mila spettatori hanno assistito al primo spettacolo di un manipolo di splendidi giocatori, che li hanno poi accompagnati per tre formidabili stagioni.
Il Milan esce sconfitto, le reti di Diaz e Roberto Baggio fissano il 2-0 per i viola, ma il pubblico di San Siro si alza, a fine partita, riservando una standing ovation ai giocatori rossoneri, interpreti di una partita di totale spettacolo e di totale divertimento. Da quel 20 settembre si apriva la Galleria d’Arte rossonera ,che ha esposto quadri di sublime fattura. Arrigo Sacchi ha avuto, come detto, la fortuna di lavorare con pittori di inarrivabile ispirazione, ma senza la mano e la testa del Gallerista di Fusignano sarebbero solo arrivati probabilmente grandi successi, grandi vittorie, magari un gran calcio ,ma il Milan non sarebbe entrato nell’ Empireo Platonico.
Mi capita di rivedere qualche partita di quegli anni. Il derby dell’aprile 1988 ha rappresentato la più lucida e immensa sublimazione degli insegnamenti del Maestro Romagnolo. Una squadra che non ha mai concesso spazi agli avversari, perché ogni metro di spazio del campo era occupato sapientemente da ogni singolo giocatore milanista ,che creava un gruppo compatto, asfissiante, invincibile. Beh, certo potrei ricordare i vertici toccati in Coppa dei Campioni ,nelle sfide con il Real Madrid, ma piuttosto vado a sottolineare la prestazione in Supercoppa Europea ,avversario il Barcellona, nella partita di ritorno ,dopo l’1-1 in Spagna.
La squadra catalana non ha mai passato la metà campo, dominata da un Milan superbo ,infinito e totale. I più critici sostengono che quel Milan abbia vinto poco, in Italia, in confronto con i Campioni della sua rosa. Quando si giudica e si esamina la storia della squadra di Sacchi le vittorie ,pur tante e indimenticabili, passano in secondo ordine. Sono solo luci che servono per illuminare un cammino fantastico. La leggenda però nasce da un gioco che ha rivoluzionato il calcio. Insomma un’altra storia. Una filosofia nuova. Sacchi come Platone ,come Cartesio, come Galileo, come Copernico.